L’aggregazione di comuni SAC “L’Appia dei Messapi: dalle Murge al Salento” ha recentemente messo on-line il sito “Itinerari. Alla scoperta dell’Alto Salento”.

I SAC (Sistemi Ambientali Culturali) sono aggregazioni pensate dalla Regione Puglia per far confluire in una proposta unitaria tutte le potenzialità di specifiche aree del territorio, per meglio offrire al turista percorsi e strumenti.

In una sezione del portale si possono scoprire gli itinerari sul territorio suddivisi in tre tipologie: Storico-Culturale, Religioso e per Masserie.
Il visitatore potrà scegliere tra tre itinerari per categoria, anche combinabili tra loro, che si snodano tra tutti i Comuni dell’aggregazione territoriale SAC: Villa Castelli, Francavilla Fontana, Oria, Latiano, Mesagne, Torre Santa Susanna, San Pancrazio Salentino, San Donaci e San Pietro Vernotico.

“Attendendo l’Ecomuseo” è una sezione del sito attraverso la quale gli abitanti dell’aggregazione possono interagire e contribuire alla narrazione del territorio.

Lontano dalle logiche del museo tradizionale, ancorato alle collezioni, agli immobili e al pubblico, l’ecomuseo, o museo diffuso, è per definizione “un’istituzione culturale che assicura in forma permanente, su un determinato territorio e con la partecipazione della popolazione, le funzioni di ricerca, conservazione e valorizzazione di un insieme di beni naturali e culturali, rappresentativi di un ambiente e dei modi di vita che lì si sono succeduti” (Carta degli Ecomusei).

Fondato su tre pilastri, il territorio, il patrimonio e la comunità, l’ecomuseo stimola la partecipazione attiva della popolazione alla valorizzazione e alla tutela del patrimonio locale e spinge gli operatori turistici, i produttori agricoli e gli artigiani a fare sistema. Innovazione, tecnologia e tradizione si intersecano promuovendo lo sviluppo sostenibile e la partecipazione diffusa al governo dei territori.

Il patrimonio dell’ecomuseo dell’aggregazione di Comuni è ancora in costruzione, e richiede la partecipazione attiva della popolazione. Pertanto si è pensato che l’ecomuseo possa essere costituito dalle seguenti quattro tipologie di contenuti: foto, video, storie e racconti, tradizioni.

> Visita il sito “Itinerari. Alla scoperta dell’Alto Salento”

Il “Museo del Territorio” di Neviano – gestito dall’Associazione “Ecomuseo del Paesaggio delle Serre” – ha aderito in qualità di partner al progetto “Si.M.P.Ac.T. Sistema Museale della Puglia – Accessibilità e Tecnologie” presentato dal Polo Museale della Puglia al Mibact (Ministero dei Beni e delle Attività Culturale e del Turismo) nell’ambito del bando MuSST – Musei e sviluppo dei sistemi territoriali per la promozione e costituzione di reti territoriali e la valorizzazione del patrimonio culturale.

Il progetto presentato è stato ammesso a finanziamento con un punteggio di 99/100 (primo in Italia tra i sette approvati). Sono stati valutati positivamente la coerenza e la qualità progettuale, gli elementi di innovazione e riproducibilità in altri luoghi della cultura, la capacità di individuare  risorse e condizioni che producano continuità delle pratiche, la congruenza delle somme individuate rispetto agli obiettivi e i benefici attesi.

Attraverso il progetto, il Polo Museale della Puglia intende realizzare una serie di attività dirette a valorizzare il patrimonio culturale e ambientale del territorio regionale, diffonderne la conoscenza sia “in loco” che oltre i confini regionali, ampliare l’accessibilità dei beni attirando “nuovi pubblici”.

Si tratta di un modello di rete sia tra i beni del Polo che con organismi pubblici e privati del territorio, per la valorizzazione integrata dei beni culturali. Al fine di legare i Beni del Polo Museale tra loro e con il territorio, saranno elaborati itinerari tematici, caratterizzati da un filo conduttore che sia in grado di catturare la curiosità e l’intelletto dei visitatori.

Le risorse del Polo costituiranno i beni di primo livello che andranno ad integrarsi con beni di secondo livello, rappresentati dagli altri siti statali e non (es. musei diocesani, parchi nazionali e regionali, beni culturali di proprietà privata ecc.) aderenti al partenariato.
Gli itinerari condurranno il visitatore lungo un viaggio dalle molteplici esperienze, sia emotive che di conoscenza. Sarà predisposta una piattaforma web supportata da applicazioni mobili e innovative soluzioni tecnologiche per dare visibilità al progetto e al Polo, e allo stesso tempo creare e gestire la rete sia tra i beni del Polo, sia tra il Polo e il partenariato territoriale, al fine di incentivare la comunicazione e l’interazione.
In tale ottica ciascun partner potrà sperimentare processi aperti di partecipazione nella rete.

Pochi alberi sono rappresentativi della macchia mediterranea quanto gli ulivi, un patrimonio un tempo non abbastanza tutelato. Nella regione della Senia, a metà tra Barcellona e Valencia, si trova una delle aree a più alta concentrazione di ulivi millenari del Mediterraneo. In una fascia di non più di 50 km se ne trovano circa 5000 la cui ‘data di nascita’ risale ad oltre 1000 anni fa.

L’istituzione “Taula del Senia” ha intrapreso sin dal 2009 un censimento di questi alberi storici, alcun dei quali sono abbandonati da tempo. L’obiettivo dell’iniziativa, ancora in corso, è duplice: da una parte incrementare le evidenze scientifiche relative a queste piante straordinarie e alle loro origini, dall’altra sensibilizzare sul valore culturale ed economico che questo patrimonio, ignorato per anni, genera.

Il partner tecnico dell’iniziativa è la Universidad Politécnica de Madrid (UPM), che impiega nella datazione un sistema di misurazione laser. Dai dati raccolti due ulivi sono risultati da record: uno, nominato “la Farga de l’Ariòn” sarebbe stato piantato al tempo dell’imperatore romano Costantino I, più di 1700 anni fa; l’altro “la Farga del Pou del Mas,” sarebbe da far risalire al IX secolo, quando la penisola iberica era sotto il controllo dell’emiro arabo Abd ar-Rahman II. Queste, ed altre piante eccezionali, sono diventate le opere vive da ammirare a cielo aperto nel Museo degli Ulivi Millenari della Senia.

Per decenni, incuranti del valore storico di questi alberi e scoraggiati dalla poca resa degli alberi, i contadini locali sono stati poco propensi a dedicarsi alla complessa coltivazione degli ulivi. Il progetto ‘Millenary Olive Trees of the Sénia’, nato dalla volontà di salvaguardare un territorio che si vedeva depredato e impoverito, ha cambiato radicalmente questa percezione. Sradicare un ulivo affinché questo sia venduto e trapiantato dall’altra parte del mondo non è più moralmente accettato dalla comunità locale. Questo percorso di assunzione di consapevolezza è anche oggetto del film spagnolo “El Olivo”, uscito nel 2016 per la regia di Iciar Bollain.

Emblematico il caso di Amador Peset, un giovane carpentiere che quattro anni fa, trovatosi senza lavoro durante la crisi economica spagnola, ha iniziato a prendersi cura degli ulivi millenari di quest’area riportandoli in condizioni adatte alla produzione. “All’inizio la gente mi prendeva per matto.” ha dichiarato Peset in un’intervista al magazine Olive Oil Times, “Non era normale vedere un ragazzo rimuovere le erbacce dagli alberi abbandonati. Ma quando hanno scoperto che c’era uno spiraglio per valorizzare il territorio e vendere olio, hanno cominciato a guardarmi con occhi diversi”.

Olio unico, vendibile come ‘prodotto da ulivi millenari’, ma non più commercializzato a spese dell’ecosistema come fosse l’avorio di Spagna. L’ambiente offre risorse. Pezzi di storia, radici vere di una porzione d’Europa che ogni giorno fa i conti con il suo essere ponte per il continente. Sta all’uomo valorizzarle.

> Visita il sito del progetto “Millenary Olive Trees of the Sénia”

Autore articolo: Agnese Metitieri
Articolo pubblicato su: “Treedom”

Nel Sud Italia è stata Paola Bisconti – bravissima giornalista, scrittrice e blogger del quotidiano web “L’Inkiesta” – ad importare l’idea delle Little Free Library, adoperandosi affinché anche il Salento – in particolare – potesse vantare la presenza di una rete culturale di tale valenza sociale, per certi aspetti rivoluzionaria pur fondandosi su un meccanismo semplicissimo.

Le piccole librerie libere funzionano esattamente come una biblioteca dove chiunque può prendere in prestito un libro, portarlo a casa, leggerlo e riconsegnarlo senza precise scadenze temporali. Non c’è un bibliotecario a cui fare riferimento, né un registro dove si appone una firma. Se il testo preso in prestito è particolarmente piaciuto al lettore può tenerlo con sé e riportarne un altro quando lo vorrà, anche totalmente differente.

“In seguito all’inaugurazione avvenuta l’8 maggio 2013, di ben cinque mini biblioteche collocate nel territorio di Cavallino in provincia di Lecce, sono stati numerosi i consensi ricevuti dinanzi ad un’iniziativa culturale di così grande portata tanto da suscitare negli abitanti delle zone limitrofe (e non solo) il desiderio di avere una mini biblioteca anche nel proprio paese o città. L’euforia iniziale non è andata mai ad affievolirsi, si è assistito invece ad un crescendo di entusiasmo e partecipazione tanto da verificarsi una continua e costante frequentazione delle mini biblioteche con relative donazioni da parte dei fruitori.

Si potrebbe definire un vero e proprio miracolo culturale, una rinascita intellettuale resa possibile grazie ad una strategia vincente (senza fini di lucro) in un periodo in cui sembra, almeno apparentemente, che il libro si stia avviando verso la sua fine. Il fenomeno delle Little Free Library ha fatto ricredere molti circa questa convinzione e il libro, in tutto il suo fascino, sta ritornando ad essere compagno di viaggio nelle nostre vite.

Pochi mesi dopo quel fatidico giorno ho inaugurato la sesta mini biblioteca nonché la prima nel capoluogo salentino negli spazi dell’oratorio don Pasquale della parrocchia di San Guido, a Lecce. Tra due campetti di calcio e una sala danza, sabato 15 febbraio 2014, alla presenza del parroco don Gino Sergi, è stata posizionata una bellissima casetta per volere di Danilo Lucia, responsabile dell’area sportiva, intenzionato a far riscoprire tra i vari interessi, l’importanza della lettura intesa non come indottrinamento scolastico ma come esercizio di riflessione attiva e condivisa. Lì dove bambini e adolescenti si dilettano ad imparare uno sport e ad apprendere una disciplina gli si offre anche la possibilità di allenare la propria mente. Intere famiglie si sono radunate intorno alla casetta, bambini e adulti incuriositi consultavano i testi e li riponevano con garbo come se ordinassero la libreria di casa.

Con l’arrivo della primavera insieme a Filippo Nicosia, ideatore di “Pianissimo, libri sulla strada” abbiamo festeggiato il primo anniversario delle Little Free Library di Cavallino. Durante la settimana che ha preceduto il lieto evento, attraversando il Salento a bordo del furgoncino adibito a libreria guidato dal giovane libraio di Messina, abbiamo raccontato nelle piazze e nelle scuole le affinità e le differenze delle iniziative da noi intraprese. Avviando reading letterari, confrontandoci e socializzando attraverso i libri si è diffusa la loro insostituibile bellezza. Una volta terminato il tour che ha riscosso un notevole successo anche e soprattutto mediatico, mi è giunta una nuova richiesta da parte di Andrea Gentile, direttore dell’asilo nido “La Tartallegra” di Caprarica di Lecce. Nell’ampio giardino della struttura sabato 31 maggio 2014 davanti ad un numeroso pubblico composto da bambini e dai loro genitori, onorati della presenza della sindaca Maria Fedele Vantaggiato, è stata inaugurata la settima casetta nel Salento.

Arriva l’estate, è tempo di vacanza, per questo gli attivisti di Made in Taranto insieme a #noiciproviamo, Pro Loco di Pulsano, WWF Taranto, Libreria Ubik hanno pensato di proporre una nuova collocazione per le Little Free Library. Il progetto sostenuto economicamente da Francesco Petraro (Negozio Wind di via Liguria) è stato avviato sabato 5 luglio presso il rinomato Lido Gandoli a Taranto, a ridosso di uno splendido mare, dove la mini biblioteca realizzata da Manuele Babila (mio marito) è stata posizionata su uno dei terrazzi che si affaccia sulla meravigliosa insenatura. Una cornice d’eccezione per la casetta situata in un elegante contesto in cui la Little Free Library appare come uno splendido gioiello che si distingue in questo suggestivo luogo turistico.

L’intenso proliferare di mini biblioteche non intende arrestarsi, si preannunciano infatti numerose installazioni nel Salento e di questo vi terremo aggiornati”.

Martedì prossimo, 31 gennaio, alle ore 17.00, a Taranto presso la sala conferenze del Polo Universitario Jonico nella Città Vecchia (ex Caserma Rossarol), con ingresso da Via Duomo n. 259, si tiene l’incontro seminariale dal titolo “Appia”, con la partecipazione del viaggiatore, scrittore e giornalista di Repubblica, Paolo Rumiz, autore dell’omonimo libro edito da Feltrinelli, che viene così presentato per la prima volta nella Città dei Due Mari.

L’incontro è introdotto dai saluti di Leonardo Giangrande, presidente Confcommercio Taranto, Gianni Traetta, presidente dell’associazione librai di Confcommercio, Silvio Busico, direttore generale di Programma Sviluppo, Riccardo Pagano in rappresentanza dell’Università degli Studi di Bari – Polo Universitario Jonico. Moderati da Giovanni Colonna, presidente Confguide Brindisi e Taranto, dialogano con Rumiz i camminatori Angelofabio Attolico, Cammini di Puglia, e Danilo Zaia, Associazione Edeno.

Promossa dall’associazione dei librai e delle guide turistiche di Confcommercio Taranto, l’iniziativa è il primo appuntamento nel 2017 del progetto Taras, il percorso ideato da Programma Sviluppo e finanziato da Fondazione con il Sud in partenariato con il Comune di Taranto, l’Università degli Studi di Bari Dipartimento Jonico, il Consorzio Universus Csei, il CSV, l’Istituto professionale “Cabrini”, Confcommercio e Confcooperative, in partnership con la Regione Puglia, che prende il nome dal leggendario semidio fondatore della Città dei due mari e che mira alla creazione d’imprese turistiche e all’avvio di processi di diversificazione economica della città, stimolando ed incubando un nuovo profilo di competitività territoriale basato sulla promozione e valorizzazione turistica delle risorse ambientali e culturali.

Paolo Rumiz riserverà una particolare attenzione alle guide turistiche alle quali sarà rilasciato valido Attestato di partecipazione al seminario.

La partecipazione è libera e gratuita.

Iniziativa segnalata da: Giovanni Colonna – “Confguide Brindisi e Taranto”

Il concetto tradizionale di biblioteca cambia e si reinventa. Da classica raccolta di libri gelosamente custoditi – spesso ubicata in posizione centrale e lontana dai cittadini – la biblioteca diventa periferica, diffusa sul territorio e alla portata di tutti. In tutta Italia, dalle Alpi al Salento, sono già attive una trentina di micro biblioteche chiamate “Free Little Library”.

La “Little Free Library” è una nuova realtà che ha molte similitudini con il “book crossing”, mira alla fruizione della cultura, a favorire la socializzazione fra gli abitanti di una comunità, a superare qualsiasi tipo di barriere (anche quelle architettoniche), a offrire ai ragazzi un’alternativa intelligente all’ozio e a privilegiare scelte educative.

Questo insolito arredo urbano è stato studiato nei minimi dettagli ed è strutturato affinché non si rovini con la pioggia, gli sportelli abbiano una facile apertura ma una chiusura ermetica e l’altezza non sia troppo alta, in modo da consentire il facile accesso non solo ai bambini ma anche a coloro che vivono su una sedia a rotelle.
Generalmente le “Little Free Libraries” sono collocate ovunque ci sia viavai di persone (ad esempio vicino ai palazzi comunali, nei parchi pubblici, vicino agli oratori delle chiese, nelle piazze, nei pressi delle scuole, nelle zone delle movida estiva, sulle spiagge, lungo le piste ciclabili, davanti ai bar, alle fermate degli autobus).

I residenti ed i passanti non devono far altro che aprire lo sportello delle casette e prendere in prestito un libro gratuitamente, ma ad una condizione: sostituire il libro prelevato con un nuovo libro. Il motto che campeggia su tutte le “Free Little Libraries”, infatti, è “Take a book. Return a book” (“prendi un libro ma lasciane un altro”).

Lo scopo della biblioteca diffusa è, da un lato, promuovere la lettura e la cultura e, dall’altro, spingere i cittadini a condividere i libri che hanno amato e scambiarsi opinioni ed esperienze di lettura.

A differenza delle biblioteche tradizionali che salvaguardano i volumi senza appassionare davvero il pubblico alla lettura, le “Free Little Libraries” sono tanti micro centri di diffusione del sapere e, al tempo stesso, di aggregazione.

La condivisione dei libri favorisce lo scambio di opinioni e la condivisione di esperienze tra gli abitanti e tra le generazioni, crea momenti di incontro e socialità e rafforza il senso comunitario di un quartiere o di un Comune, rendendoli più vivibili e frequentati.

La prima “Little Free Library” italiana è apparsa a Roma nel 2012 quando Giovanna Iorio – insegnante, scrittrice e blogger – ha organizzato una raccolta fondi per acquistare oltreoceano la casetta di legno che è stata collocata nel parco dell’Inviolatella Borghese.

L’esperienza romana è stata replicata in numerose province italiane tra cui Milano, Trento, Lecce e Cagliari e molte altre casette sono pronte per essere inaugurate. A Cavallino, Castromediano e Lecce ce ne sono alcune frequentate esclusivamente dai bambini. Un’esperienza degna di nota è quella della Biblioteca Comunale di Corbetta (Mi), la prima in assoluto ad essere promossa da una biblioteca pubblica.

Sul blog “Little Free Library Italy” è pubblicata una mini guida per realizzarne una in cinque semplici passi.

L’idea che sta alla base della “Free Little Library” – tanto semplice quanto geniale – però non è italiana, ma è venuta allo statunitense Todd Bol nel 2009. Todd aveva costruito la sua prima casetta in legno con la scritta “Free Books” a Hudson (Wisconsin) in ricordo della madre Esther, insegnante e instancabile e appassionata lettrice, e l’aveva collocata nel cortile di casa.
L’obiettivo iniziale era creare un luogo di ritrovo nel quale chiunque potesse condividere i propri libri preferiti con i vicini di casa, ma l’iniziativa ha riscosso un successo tale che a Todd arrivavano prenotazioni di casette da tutti gli USA. Nel 2012 Todd ha fondato anche l’omonima associazione no profit “LittleFreeLibrary.org”, che promuove il piacere della lettura nei bambini e l’alfabetizzazione degli adulti a livello globale. Oggi l’associazione conta oltre 20.000 micro librerie distribuite in 70 paesi in tutto il mondo.

Che siano acquistate o costruite da soli (realizzate anche con materiali riciclati e decorate dai bambini) le “Little Free Libraries” hanno tutte una cosa in comune: ovunque vengano collocate i cittadini reagiscono con entusiasmo, i bambini trovano un modo originale di avvicinarsi alla lettura, gli adulti hanno la possibilità di scambiarsi opinioni sulle letture preferite e, quindi, di conoscersi meglio.
Lo scambio gratuito di libri non promuove solo la diffusione della lettura e del sapere, ma rafforza anche il senso di comunità. Le “Little Free Libraries” sono spazi culturali restituiti al territorio e a chi lo vive ogni giorno e, al tempo stesso, spazi di aggregazione e condivisione dove i momenti di incontro e socialità rendono un quartiere più vivibile e, quindi, più attraente e frequentato.

Sono ben 19 progetti di valorizzazione culturale presentati da Comuni e aggregazioni di Comuni del Sud che verranno finanziati dal MIBACT – Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – con risorse europee pari a 5,6 milioni di euro.

Il bando del MiBACT era stato promosso per sostenere i costi delle progettazioni nell’ambito di progetti integrati di scala territoriale e locale orientati alla valorizzazione culturale.
La Puglia è prima tra le cinque regioni del sud con il maggior numero di proposte ammesse a finanziamento: sono stati finanziati 7 progetti con oltre 2 milioni di euro.

Tra questi progetti è risultato ammissibile e finanziato anche il “Sistema culturale integrato del Sud del Salento” che ha raggruppato 64 Comuni – Comune capofila Casarano (Le) rappresentativi di tre aree territoriali della Provincia di Lecce: le Serre Salentine, la Terra d’Otranto e il Capo di Leuca.

Nella fase di redazione della proposta candidata al Mibact, hanno contribuito anche il Comune di Neviano e l’Ecomuseo del Paesaggio delle Serre Salentine.

La proposta progettuale presentata al Ministero dai Comuni ha chiesto il sostegno per attività di progettazione volte a migliorare i processi d’integrazione tra le risorse territoriali e gli operatori locali (pubblici e privati), con l’attivazione di strumenti di gestione integrata del patrimonio culturale (pubblico e privato) al fine di garantire o la sostenibilità di medio-lungo periodo con ricadute economiche, sociali e occupazionali sull’intero territorio dell’aggregazione.

Il patrimonio culturale oggetto della proposta è eterogeneo e diffuso, e ha generato ad una proposta progettuale articolata in filiere:

- patrimonio archeologico (siti di età classica e medievale, siti preistorici, siti urbani);
- patrimonio monumentale (monumenti singolari, “piccoli musei diffusi”, castelli, palazzi storici, frantoi ipogei, cripte, chiese e borghi storici);
- cammini della fede (antichi sentieri e tratturi battuti);
- patrimonio immateriale;
- patrimonio connesso all’artigianato;
- patrimonio agroalimentare;
- parchi naturalistici e marini.

La “Mission” della proposta è progettare interventi culturali in chiave sistemica, integrata e sostenibile. La “Vision” prospetta la valorizzazione integrata della cultura, della capacità di accoglienza e delle identità territoriali rappresentano una leva strategica per sostenere lo sviluppo economico locale.

Obiettivo strategico è quello di accrescere la fruizione del patrimonio culturale dell’Area, diffondendone la conoscenza e mettendo in evidenza il valore identitario.

La metodologia d’intervento prevede sia delle azioni di sistema finalizzate a progettare interventi di valorizzazione integrata del patrimonio e delle diverse filiere distintive presenti nell’Area (turismo, artigianato, agroalimentare) che siano sostenibili nel medio-lungo periodo, sia azioni puntuali mirate a migliorare la fruizione e innovare la gestione delle aree e dei musei archeologici, ad integrare la promozione del patrimonio immateriale e creare e valorizzare la “Rete dei cammini della fede e della pace”.

La progettazione seguirà il modello partecipato dal basso e verranno attivati importanti partenariati con i più importanti soggetti pubblici e privati del territorio.

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