Le mamme di Tricase (Le) uniscono le forze e il borgo si trasforma in ristorante

Piatti tipici a chilometro zero, si mangia in strada. In un paese di meno di 300 abitanti l’esperimento (scalabile) di un gruppo di donne.

Un po’ street food, un po’ social dining, un po’ home restaurant. Inglesismi che ormai rientrano a pieno titolo nelle agende degli appassionati di cibo. Soprattutto nell’anno del food per eccellenza, come insegna Expo. Nasce in Puglia, a Tricase Porto, un borgo con meno di 300 abitanti, «Le mamme del borgo», startup che unisce le tre tendenze. I piatti tipici della zona vengono infatti somministrati e consumati per strada e a prepararli sono le abitanti del paese, nelle loro case. Le mamme del borgo è un progetto ideato da Eleonora Bianchi, Agnese Dell’Abate, Giuseppe Ferrarese e Mattia Sansò, legati dalla passione per la buona cucina del Salento e dalla volontà di far ripartire l’economia del piccolo centro.Piatti tipici a chilometro zero, si mangia in strada. In un paese di meno di 300 abitanti l’esperimento (scalabile) di un gruppo di donne.

Piatti a chilometro zero

Creando lavoro e sfruttando i prodotti tipici, in logica chilometro zero: «I piatti proposti, dalla pasta col pesce alla paranza, – spiega Bianchi – vengono preparati con pesce dei pescatori della zona, verdure coltivate nei nostri orti, farina dei mulini locali». Un borgo, tre vicoli, dieci mamme che si dividono i compiti: «Le mamme cucinano tutti i giorni per le proprie famiglie, – prosegue – attingendo dalla tradizione culinaria che si tramanda da generazioni, quindi ci siamo chiesti: perchè non ripetere quest’azione quotidiana estendendola ad una “clientela” che abbia voglia di gustare piatti casalinghi per strada, in maniera semplice e comunitaria?».

Il ristorante di comunità

Da qui nasce il primo ristorante di comunità di Puglia, grazie anche all’aiuto del progetto «Fooding» e del MEDAB, incubatore mediterraneo per la creazione e il cambiamento d’impresa, che ha aiutato il team a sviluppare il progetto. Ma come funziona? Le dieci mamme preparano, nelle proprie cucine un menù tipico. I biglietti per la serata sono venduti in prevendita, per ora sulle spiagge e per strada e a breve tramite il sito web, presto online. Una volta nel borgo i clienti seguono un percorso e si fermano di casa in casa a ritirare il piatto caldo. Una startup capace, nella sua semplicità, di promuovere il turismo, riattivare l’economia legata alle attività tradizionali, offrire opportunità di lavoro alle donne autoctone. «Quest’estate – raccontano i fondatori – abbiamo cominciato con due cene, ma stiamo lavorando a un calendario molto più ricco per la prossima stagione estiva». I quattro vorrebbero inoltre esportare il progetto, rendendolo scalabile in tutti i borghi italiani: «L’importante è che a organizzare e promuovere “Le mamme del borgo” sia una persona del posto che ne conosca le abitudini e coinvolga la comunità locale».

Autore articolo: Giulia Cimpanelli

Fonte: “Corriere della Sera”

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