In difesa della “brutta” Posidonia Oceanica sulle spiagge

Tra tutti i tipi di rifiuti – prodotti e abbandonati dall’uomo – che causano degrado ambientale, le alghe spiaggiate di “Posidonia Oceanica” sono erroneamente considerate come tali.

Occorre sapere, invece, che questa “alga” è una vera e propria pianta, provvista di radici, fusto (detto “rizoma”) e foglie, che produce fiori e frutti, ed è presente in estesi banchi sottomarini, e talvolta forma delle vere e proprie praterie verdi.
Laddove essa cresce rigogliosa, è sinonimo di purezza e buona qualità delle acque.

Come tutte le piante, anche la “Posidonia” ha un ciclo vitale, e a causa del moto ondoso essa viene staccata dal fondale e arriva a depositarsi sulla battigia.

Nel periodo estivo – quando le nostre spiagge si popolano di vacanzieri – la presenza di quest’alga provoca sdegno, lamentele e denunce da parte di coloro che ne vorrebbero la rimozione al fine di trovare le spiagge “pulite”.

Nel corso delle escursioni guidate rientranti nel progetto “Scopri le Dune” effettuate dall’A.P.S. “Play your Place”, ai numerosi turisti e i bambini accompagnati nella conoscenza delle bellissime Dune di Campomarino di Maruggio (Ta), ci sforziamo di far comprendere loro l’importanza di questa alga: per contrastare l’erosione della costa, infatti, è necessario lasciare la posidonia spiaggiata sugli arenili in modo che possa mischiarsi e compattarsi con la sabbia, potendo, così, contrastare l’erosione dovuta alle mareggiate invernali.

Pazienza se l’acqua magari si intorbidisce, o i pezzi di posidonia ci si attaccano alle gambe prima di entrare a fare un bagno.
Possiamo sempre spostarci un pò più in là, lasciando che la natura faccia il suo corso.

L’anno successivo, tornando sulla stessa spiaggia, troveremo una linea di costa ricostruita e potremo godere appieno della sua bellezza.

Si potrebbe, certo, rimuovere temporaneamente l’alga e stiparla in cassoni appositi magari a monte della spiaggia, per poi rimetterla diligentemente al suo posto a fine stagione, ma ciò comporterebbe evidenti costi ed esborsi di denari pubblici che non sempre possono essere sostenibili.

C’è addirittura chi utilizza le “palle” di filamenti (fibre) di “Posidonia” come isolante termico, bioassorbenti di metalli pesanti da usare in edilizia, o come compost da impiegare in agricoltura.

Coloro che volessero approfondire la conoscenza di questa importante risorsa naturale, possono effettuare delle ricerche su Internet, e troveranno numerosi contributi scientifici.

Alla fine di questo articolo troverete qualche riferimento.

Concentriamoci, dunque, nel preoccuparci di tenere pulite le nostre spiagge dai rifiuti “umani”, impegnandoci nella raccolta e nel corretto conferimento, e lasciamo lì dov’è la preziosa “Posidonia”, che non ha mai fatto male a nessuno, anzi…

> Leggi il contributo “Posidonia oceanica (Linnaeus) Delile”

> Leggi l’articolo “Posidonia spiaggiata. Indice di degrado o di qualità ambientale?”

> Leggi il contributo “La rimozione della Posidonia dalle spiagge: conseguenze sulla stabilità dei litorali”

> Leggi il contributo “La rimozione della Posidonia oceanica dalle spiagge: conseguenze sulla stabilità dei litorali” 2

> Leggi il contributo “Manuale per la gestione sostenibile e il recupero dei residui spiaggiati di Posidonia”

> Leggi l’articolo “Le praterie a Posidonia oceanica: una risorsa per il Mediterraneo”

> Leggi l’articolo “Uso alternativo dei materiali naturali: la Posidonia”

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