“La guerra dei cafoni”, una favola in una Puglia magica tra miseria e sogno

Un centinaio d’anni fa lo scrittore francese Louis Pergaud pubblicò un libro, “La guerra dei bottoni”, che avrebbe avuto una versione per lo schermo, seguìta da ben tre remake. Il soggetto era l’atavica rivalità tra i ragazzi di due villaggi di campagna, che si battevano cercando in ogni modo di umiliare l’avversario. Il tutto era narrato dal punto di vista dei ragazzi.

Vi si dev’essere ispirato il film dall’omofonico titolo “La guerra dei cafoni”, (tratto dal romanzo omonimo di Carlo D’Amicis) riambientandolo in un’estate degli anni ’70 nel villaggio salentino di Torrematta.
In assenza di personaggi adulti, si fronteggiano anche qui due piccole armate Brancaleone di minorenni. La novità è l’estrazione sociale opposta: da una parte i “cafoni”, figli dei poveri locali; dall’altra i “signori”, rampolli di famiglie benestanti. Il leader dei primi è Scaleno; comanda i secondi Francisco, detto Maligno, arrogante campione dei privilegi di casta. Mentre sboccia un amore tra Francisco e la “cafoncella” Mela, la rivalità prende una piega pericolosa con l’arrivo di Cugginu, “cafone” violento e refrattario ai tradizionali ruoli di classe.

Avvolto in un’aura mitologica nel prologo, il film cede poi il posto al realismo per tornare alla fiaba nel finale: dove compare Paquaremma, santo protettore dei cafoni. E qui scopriamo che “La guerra dei cafoni” è un insolito, quanto ingegnoso, esempio di “fakelore”, come si usa definire il folklore immaginario.

Fonte: “La Repubblica”

Una pellicola made in Puglia con attori giovanissimi, tutti under 18, che racconta la storia di due bande di ragazzini che combattono per la supremazia di Torrematta, un villaggio immaginario sulla costa salentina. “La fine dell’adolescenza diventa così il tramonto della lotta di classe” è scritto nella sinossi, “sancita da amori (forse) impossibili e dal bisogno di omologare tutto”.

Nella pellicola, le dinamiche di relazione tra ragazzi sono metafora di una lotta di classe messa in discussione grazie ad una storia d’amore. Il protagonista, il Maligno, a capo dei ragazzi privilegiati, inizia difatti ad avere dei dubbi nel suo odio di classe grazie all’incontro con una giovane “cafona”. Poetica e conflitto, si snodano così in un crescendo di consapevolezze.

Girato tra la riserva naturale delle Cesine, Torre Guaceto e i promontori che sovrastano Porto Badisco e Santa Cesarea Terme. Prodotto da Microcinema e Rai, con il sostegno del Ministero delle Arti e dei Beni Culturali e dell’Apulia Film Commission.

Fonte: “Lecce Sette”

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