Lunedì 30 Aprile: itinerario Lecce-Manduria-Saturo. Messapia, incontri e scontri di confine

A tutti gli amanti della cultura e dell’archeologia, agli appassionati dei viaggi e dei paesaggi salentini, a chi è curioso di percorrere i luoghi delle storie, dei racconti e delle leggende della Messapia, a tutti voi vorremmo proporre per il giorno lunedì 30 aprile 2012 un viaggio geografico e storico attraverso la lunga direttrice messapica che da Lecce porta a Saturo di Leporano passando per Manduria. Vita quotidiana, cultura e saperi artigiani, storia, archeologia e leggende dei Messapi e degli abitanti della colonia spartana che si fonderanno in un unico racconto da gustare nel mezzo dei paesaggi salentini.

Paesaggi che saranno messi in luce dal tragitto disegnato dalle rotaie delle FSE da Lecce a Manduria, nel Parco Archeologico delle Mura Messapiche, dove saremo accompagnati dai volontari dell’Archeoclub alla scoperta di una delle città più importanti della dodecadopoli messapica di cui oggi sono ben visitabili le grandi  mura e la necropoli. Manduria fu teatro di uno dei più cruenti scontri tra Messapi e Tarantini, dove video la morte Archidamo, re di Sparta. Da Manduria ripartiremo alla volta di Leporano, utilizzando il servizio pubblico degli autobus della CTP, per scoprire il suggestivo Parco Archeologico di Saturo nella marina di Leporano accompagnati dalle guide della Coop. Polisviluppo. Un’area archeologica, quella di Saturo, il cui perimetro si estende per l’intero promontorio costiero, situato tra la baia di Porto Saturo e Porto Perone. La leggenda racconta che Saturo fu fondata da Falanto, capo di un gruppo di cittadini emarginati da Taras (Taranto, colonia spartana), chiamati Partheni grazie ad una predizione dell’Oracolo di Delfi. Oltre alle suggestioni della leggenda questa è un’area caratterizzata da un’alta intensità di emergenze archeologiche. Gli studi e le ricerche archeologiche nell’area hanno permesso di individuare un grande villaggio dell’età del Bronzo e del Ferro, un santuario greco ed una grande villa romana costiera.

Orari e partenze proposte:

– Partenza da Lecce con Treno FSE ore 8:55 e arrivo Manduria ore 9:49

– Visita area archeologica Manduria 1 h e 30 min

– Pranzo e ripartenza da Manduria per Leporano con Autobus CTP ore 12:40 e arrivo a Leporano ore 13:50

– partenza da Leporano per Saturo con bus Amat (linea 016 con collegamenti frequenti e con fermata vicinissima al Parco Archeologico di Saturo)

– Visita Parco Saturo e ritorno a Leporano con bus Amat (linea 014 con collegamenti frequenti e con fermata vicinissima al Parco Archeologico di Saturo)

– Partenza da Leporano ore 15:38 con bus CTP e arrivo a Manduria ore  16:51.

– Partenza con il treno FSE per Lecce dalle 17:09 con arrivo alle 17:54 alla Stazione di Lecce.

ATTENZIONE: AI PRIMI 10 ISCRITTI SARÀ RIMBORSATO IL COSTO DEI BIGLIETTIDELLE CORSE DEI TRENI E BUS DAL PROGETTO “VIAGGI nella TERRAdiMEZZO”.

BASTA INVIARE UNA MAIL A quarta@projectpuglia.it PER RICEVERE IL FORMAT DA COMPILARE. I BIGLIETTI SARANNO RIMBORSATI PER UN MASSIMO DI 2 PERSONE su gruppi di 5 (al fine di consentire a più gruppi di persone di usufruire della promozione) mentre i bambini sotto i 10 anni (accompagnati dal genitore) e i diversamente abili al 100% viaggiano gratis.

Prospetto costi (a persona)

Andata

Lecce-Manduria (8:55-9:49) – TRENO FSE – Costo € 3,20

Manduria-Leporano (12:40-13:50) – Bus CTP – Costo € 2,60

Leporano-Saturo (Linea 16) – Bus AMAT – costo € 1,10 (1,50 su vettura)

Ritorno

Saturo-Leporano (Linea 14) – BUS AMAT -€1,10 (1,50 su vettura)

Leporano-Manduria (15:38-16:51) – BUS CTP -€ 2,60

Manduria-Lecce (17:09-17:54) – TRENO FSE -€ 3,20

per approfondire:

La necropoli, il Fonte Pliniano e le Mura Messapiche di MANDURIA

Terra di confine

Fin da prima dei 1500 a.C. gli abitatori indigeni e poi successivamente i Messapi, popoli autoctoni o immigrati nella fertile regione salentina, incominciano a rivelare la loro presenza e la loro stabile dimora attraverso svariati documenti funerari, vascolari ed epigrafici. Centro importante ed una delle più notevoli città della dodecapoli messapica, in cui ebbe sede, secondo Francesco Ribezzo, il re Artas, con un porto sul mare Ionio a cui affluivano merci e correnti migratorie, e partivano armate e cavalieri; zona di allevamento, per i suoi pingui pascoli, dei celebri cavalli messapici, atti alle azioni belliche; viva officina di quel la civiltà indigena ed autoctona che gli studi recentissimi hanno posto in viva luce; situata alle porte della Magna Grecia e perciò sede strategica e più immediato fulcro delle lotte secolari fra la popolazione indigena e gli invasori, Manduria era una delle più fortificate piazzeforti dell’antichità. Manduria, come tutte le altre città messapiche confederate, sostenne furibonde lotte, durate più di tre secoli, contro i Tarantini e i loro collegati, tanto che Archidamo, re di Sparta, figlio di Agesilao, venuto in aiuto dei Tarantini e posto l’assedio a Manduria, sotto le sue mura fu ucciso durante una sortita dei guerrieri messapici, come narra Plutarco nelle sue Vite Parallele (Vita di Agide, cap.3°).

E Diodoro Siculo (Biblioteca Storica, libro XVI, cap.62) narra che si avverò una circostanza singolarissima, perché nello stesso giorno e nella stessa ora in cui si combatté a Cheronea (3 agosto 338 a.C), un’altra battaglia avvenne in Italia, fra i Tarantini e i Lucani, battaglia nella quale morì Archidamo, re di Sparta, che si era recato a portare aiuto ai Tarantini.

Dopo, quivi asserragliatasi la guarnigione cartaginese nella seconda guerra punica (209 a.C), come narra Tito Livio (dopo aver resistito eroicamente ad Annibale, per difendere la sua indipendenza) vigorosamente e lungamente resistette, per non cadere sotto il dominio romano, a Fabio Massimo il Temporeggiatore che la prese con la forza, dopo lungo assedio, nonostante le prove di eroismo date dai suoi cittadini, la depredò di ricchi tesori, ne trasse oltre 3.000 prigionieri e la distrusse.

(Fonte: http://www.parcoarcheologico-manduria.it/)

Il Parco Archeologico di Saturo, LEPORANO

Terra dei Partheni, i figli dimenticati da Taras

L’area del Parco Archeologico di Saturo delimita questo territorio sospeso tra archeologia, leggenda e natura. Si trova nel Comune di Leporano in località Saturo, a 12 km. a SE di Taranto. L’area archeologica occupa l’intero promontorio costiero, situato tra la baia di Porto Saturo e Porto Perone, ed è stato interessato da un grande villaggio dell’età del Bronzo e del Ferro, da un santuario greco ed una grande villa romana costiera. Le ultime fasi storiche sono rappresentate da una Torre aragonese di avvistamento marittimo e da numerose strutture che dimostrano l’armamento del promontorio durante la II guerra mondiale. L’insenatura di Saturo, profonda 500 m. e larga 400 m., sino alla tarda antichità è stata utilizzata come approdo naturale connesso anche ad una o più sorgenti. La naturale conformazione dell’insenatura, che ripara dalle forti correnti marine che provengono da sud, ha garantito per secoli un facile approdo ed una continuità insediativa che si protrae dall’età del Bronzo sino all’età aragonese.

“Popolate la grassa terra degli Iapigi e siate la loro rovina. Quando vedrai piovere dal ciel sereno, conquisterai territorio e città.”

Con queste parole, la leggenda racconta, l’Oracolo di Delfi predisse all’Ecista spartano Falanto lo sbarco sulle rive di Saturo e la fondazione della città di Taranto.

Sparta era una città guerriera per tradizione, e quando le milizie erano lontane a combattere, alle donne era consentito procreare figli illegittimi, per permettere il mantenimento demografico. Questi, però, erano destinati a vivere emarginati ed in condizione subalterna per il resto della vita. Erano gli ultimi decenni del VIII secolo a.C. quando, dopo una lunga guerra contro la vicina Messenia, i cittadini emarginati decisero di conquistare, al fianco degli schiavi, i diritti loro negati: essi si definironoPartheni e furono guidati da Falanto. La sommossa fallì, e non potendo i rivoltosi essere condannati a morte come gli schiavi, furono costretti a lasciare la città alla ricerca di nuove terre.  Fu allora che Falanto consultò prima di partire l’Oracolo di Delfi, alla ricerca di un responso circa il proprio futuro. Sbarcato a Saturo, terra degli Iapigi, Falanto, bagnato dalle lacrime della moglie Ethra, che su di lui vegliava, ed il cui nome in greco vuol dire “cielo sereno”, ritenne che l’oracolo si fosse avverato, e si accinse a fondare la sua città a cui diede il nome di Saturo.

Riguardo al toponimo, vari sono stati gli studi intorno a termini legati alla storia dellafondazione di Taranto e la toponomastica antica riportata dalle fonti letterarie. Tra questi: «Satyria» (nome mitico della madre o sposa di Falanto), «Ninfale» riferita all’acqua pura di questa fonte e «Pentascinenses», sempre riferibile alle acque convogliate nel famoso acquedotto romano che, da Leporano località Saturo, giungeva fino a Taranto. La base di questa voce, secondo Ribezzo e Alessio, è «Pentascinenses», trovato in un’iscrizione latina del III sec. d.C., riferita all’acquedotto di Saturo.

(Fonte: http://www.parcosaturo.it/)

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