La “Nostra Terra” vista con gli occhi di “Terra Nostra asd”: due giorni di mostra-convegno a Sava (Ta)

Si è conclusa Domenica 10 Dicembre 2017 la due giorni di “TerrA Nostra asd”, dedicata ad una Mostra-Convegno: “Ti dirò della Nostra Terra”.
Sabato 9 Dicembre è stata inaugurata l’esposizione di foto, scattate nel 2017, durante le escursioni settimanali che l’Associazione organizza ogni domenica nel corso dell’intero anno.

Intorno alle 18.40 di Domenica, gli avventori cominciano ad occupare i posti a sedere: una presentazione di foto inizia a scorrere sul telo, le immagini prendono il posto delle parole . È il racconto della nostra terra, quello che a volte guardiamo senza vedere, quello che abbiamo a pochi metri da casa e che non consideriamo per quello che realmente è : “la nostra ricchezza” !!!

Inizia la serata con l’introduzione di Antonio Buccolieri – vice presidente di “Terra Nostra asd” – con i saluti ai presenti e al Sindaco di Sava Dario Iaia, il quale prende la parola per i saluti di rito e per ribadire la sua vicinanza a queste manifestazioni ed alle Associazioni che operano nel territorio, sottolineando l’importanza di condividere le meraviglie del territorio tra le varie Associazioni.

È la volta di Piero Melchiorre – presidente di “Terra Nostra asd” – che, dopo aver salutato e ringraziato i presenti, racconta a brevi linee la storia del gruppo di camminatori e quelle che sono le attività associative.

Riprende la parola Antonio e, parlando dei percorsi e dei contenuti, dà la parola all’Arch. Aldo Summa – presidente dell’APS “Play your Place”, associazione di Maruggio – che inizia a parlare dei muretti a secco, dei trulli e pajare e delle “casodde” che popolano le nostre campagne e contrade. Particolari costruttivi e storia!

Dopo qualche minuto è il momento dell’Arch. Angelo Campo – presidente dell'”Archeoclub di Carosino e delle Terre del Mesochorum” –  che ci parla della viabilità nella Storia del nostro territorio ed il perchè dell’esistenza dei luoghi di culto nei tragitti delle strade più importanti che hanno rappresentato la storia nei suoi diversi passaggi e nelle diverse epoche.

Il tempo scorre velocemente e arriva anche il momento di Antonio Mancino – presidente della “Pro Loco” di Sava –  il quale ribadisce l’importanza di far conoscere ed apprezzare le meraviglie di questo territorio con la speranza di salvaguardarne anche l’ambiente.

È con noi anche l’Assessore allo spettacolo Verdiana Toma, ed il presidente Regionale Endas Giovanni Cristofaro – testimone sin dalla nascita di questa associazione e dell’impegno profuso in questi anni – il quale riconferma la sua vicinanza e disponibiltà dimostrate nei vari eventi organizzati e realizzati da “Terra Nostra asd”.

Un grazie agli ospiti e relatori per la pazienza e disponibiltà, un grazie a tutti gli associati di “Terra Nostra asd” per l’impegno costante, ed un grazie al numeroso pubblico che ci ha onorati della presenza.

Autore articolo: Piero Melchiorre, Presidente “Terra Nosta asd”

Dello zafferano e del futuro dei nostri figli

E’ bello vedere la voglia di connettersi alla Natura delle persone, che spesso avviene attraverso il piacere di raccogliere ciò che cresce spontaneo, naturalmente, quello che dobbiamo tenere sempre presente è che tutto ciò che si manifesta in natura ha una funzione, se vogliamo che le cose continuino dobbiamo avere la saggezza e l’umiltà di sapere come inserirci nei cicli naturali, in modo che le nostre azioni siano sostenibili per il futuro.
Una chiacchierata fatta online con un Amico, sullo zafferano, permette di mostrare questo principio.
Come sempre, bisogna fare molta attenzione a distinguere le pratiche agricole – che hanno lo scopo di ottenere un determinato prodotto (per dirla metaforicamente, mungere la vacca), con la vita selvatica, il cui scopo è perpetuare se stessa.

Detto questo e per fare un poco di chiarezza iniziale, lo zafferano coltivato (Crocus sativus), così come il suo cugino selvatico (Crocus thomasii), dei cui fiori state discutendo, è una pianta perenne, ossia capace di vivere per tanti tanti anni, sicuramente oltre i 10, accrescendo progressivamente le dimensioni del proprio bulbo ed il numero di fiori che produce ad ogni autunno.
Quindi diverso da cipolle ed aglio, per fare un esempio, i cui bulbi, dopo due anni, se non raccolti, muoiono per dare origine a tanti bulbilli.

Anche per quanto riguarda la coltura, ci sono metodi diversi (cosa che forse avrà dato adito all’equivoco), il metodo italiano, che è il più costoso, prevede il dissotterramento annuale, a fine primavera, degli stessi bulbi che hanno prodotto il fiore, per poi ripiantarli in estate, di solito in un altro terreno (rotazione).
Nel metodo spagnolo ed iraniano, i bulbi si lasciano invece tranquilli in loco per circa 10 anni, dopodiché si raccolgono e si piantano altrove – per questo lo zafferano italiano è più pregiato e costoso, perché gli stimmi (la parte rossa che costituirà poi la spezia) sono più lunghi rispetto alle altre nazionalità.
Indipendentemente da questo, i bulbi “madre” ci sono sempre e producono anche bulbi più piccoli, “figli”, che ci metteranno qualche anno prima di fiorire e poi continueranno a farlo per anni.

Questo per lo zafferano coltivato, ora passiamo a quello di cui discutete, lo zafferano di Thomas.
In natura, nulla si fa senza che sia importante per la sopravvivenza – i fiori che raccogliete vengono prodotti dalla pianta con uno scopo be preciso, che non è solo quello riproduttivo – che avviene anche tramite i bulbilli – ma è quello di assicurare variabilità genetica alla pianta, per dire la stessa ragione per cui gli esseri umani non si dovrebbero riprodurre con consanguinei, ma scegliere partner il più possibile diversi geneticamente.

Perché? Perché così la specie sarà in grado di adattarsi (entro certi limiti) ai cambiamenti ambientali ed ai diversi ambienti che potrebbero ospitarla.
Se noi prendessimo tutti i fiori dello zafferano selvatico, questi popolamenti si estinguerebbero lentamente, sia perché, senza semi, non potrebbero colonizzare da soli nuovi territori divenuti disponibili (es. un terreno non più coltivato da dieci anni), sia perché diverrebbero solo cloni: alla prima malattia morirebbero tutti.
In campo colturale la cosa non importa, anzi, preferiamo che i bulbi siano tutti identici geneticamente, perché così avremo precisamente il tipo di prodotto che desideriamo ottenere.

Per chi voglia approfondire il ciclo colturale dello zafferano consiglio la guida scritta da Luciano Di Francesco, che potete scaricare a quest’indirizzo: https://www.florianabulbose.com/shejbal/LoZafferano-dispensa.PDF
Ciò detto, il discorso da fare è invece molto, molto più generale: nella Bibbia, per fare un esempio, è scritto che coltiverai 6/7 del tuo campo, ma ne lascerai 1/7 selvatico ed 1/7 del tuo raccolto lo lascerai agli animali selvatici – ma cose simili le troviamo in tutti i libri sacri del mondo.
Per il nostro senso logico è banale: se mangiassimo tutte le uova, non ci sarebbero più galline.
I ricci di mare, per fare un esempio, nel Salento si stanno progressivamente estinguendo, perché tutti raccolgono senza porsi il problema di quanto si possa realmente raccogliere: se ci fosse un monitoraggio serio, bisognerebbe vietarne la raccolta per 3-4 anni, prima che le popolazioni si possano riprendere dallo stato attuale.

Quindi, per tutto, dai funghi, agli asparagi, ai ricci di mare, alle lumache, cerchiamo di tenere sempre a mente, come una preghiera, che la nostra terra noi non la ereditiamo dai nostri padri, ma l’abbiamo in prestito dai nostri figli e nipoti, è a loro che la nostra coscienza deve rispondere.
Per cui, di cinque, lasciamo sempre almeno due, ringraziando e pregando perché le cose possano andare bene, ossia al contrario di come stanno per ora andando.

Autore articolo: Valentino Traversa

Nel rapporto MiBACT, il ruolo di tutela e valorizzazione del paesaggio degli Ecomusei italiani

Nei due giorni di dibattito nell’ambito degli “Stati Generali del Paesaggio” indetti dal MiBACT – che si sono Palazzo Altemps a Roma, dal 25 al 26 Ottobre 2017 – architetti, docenti universitari, dirigenti del MiBACT, giuristi, economisti, esponenti delle istituzioni e del mondo dell’associazionismo sono chiamati a esprimersi sui diversi argomenti delle cinque sessioni tematiche in programma: “Legislazione e diritto al paesaggio”; “Paesaggio: bene comune e risorsa economica”; “Paesaggio, politiche di trasformazione territoriale e qualità progettuale”; “Legalità e inclusione sociale: verso il diritto a paesaggi di qualità”; “Cultura del paesaggio: educazione, formazione e partecipazione”.

Punto di partenza dell’intera discussione è stata la presentazione del “Rapporto sullo stato delle politiche per il paesaggio”, tenuta dal Sottosegretario di Stato al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Ilaria Borletti Buitoni. Un’opera precisa e puntuale che presenta nel dettaglio lo stato dell’arte del settore. I dati Istat e Ispra contenuti nel Rapporto indicano con chiarezza i principali fenomeni e fattori che hanno inciso sulla qualità del paesaggio e sulle sue trasformazioni. Trasformazioni del territorio, come l’urbanizzazione diffusa, il consumo e spreco di suolo, i cambiamenti dei paesaggi rurali. Ma anche trasformazioni nella percezione sociale del paesaggio da parte dei cittadini.

Nel rapporto, ampio spazio al tema della partecipazione dei cittadini e delle associazioni alla lettura e alla costruzione dei paesaggi, con precisi riferimenti al ruolo di tutela e valorizzazione svolto dagli Ecomusei  italiani (da pag. 475).

> Il Rapporto è scaricabile al link: https://box.beniculturali.it/index.php/s/zWcOENcfGq6vX1f#pdfviewer

Da oggi online il portale “Cammini d’Italia”, un atlante per viaggiatori e turisti


Si è tenuta qualche giorno fa la presentazione del portale www.camminiditalia.it.

Si tratta della prima mappatura ufficiale dei cammini d’Italia, un contenitore di percorsi e itinerari pensato come una rete di mobilità slow che al momento contiene oltre 40 cammini: ci sono quelli dedicati ai santi, come i cammini francescani, laureatani e benedettini, quelli dedicati ai briganti come il sentiero che attraversa l’Aspromonte, il cammino di Dante che attraversa i luoghi dove Dante visse in esilio e scrisse la Divina Commedia, il sentiero della Pace che ripercorre luoghi e memorie della Prima Guerra Mondiale, e ancora la Via Appia, la Via Francigena, la Via degli Dei, il cammino di San Vicinio, la Via degli Abati, il sentiero Liguria, la Via Romea Germanica, il Sentiero del Dürer e tanti altri.

www.camminiditalia.it è dunque uno strumento per viaggiatori e turisti, una vera e propria infrastruttura intermodale di vie verdi in cui si potrà scegliere la possibilità di muoversi lungo l’Italia a piedi, in bicicletta, a cavallo o con altre forme di mobilità dolce sostenibile, promuovendo una nuova dimensione turistica.

L’idea di realizzare un portale unico dedicato ai cammini è nata durante l’anno Nazionale dei Cammini 2016 proclamato con una direttiva del Mibact e che ha visto insieme impegnati Stato, Regioni, Comuni, Enti locali, pubblico e privato per valorizzare 6600 chilometri di cammini naturalistici, religiosi, culturali e spirituali che attraversano l’intero Paese, una fetta d’Italia poco conosciuta, ma fondamentale nell’offerta del turismo lento italiano.
Il Comitato, composto da Ministero, Regioni, Province autonome ed ANCI, ha elaborato i criteri per ammettere nel Portale dei Cammini i singoli itinerari proposti dalle Regioni stesse. Il Comitato tuttora continua a vagliare ulteriori, nuove proposte avanzate da regioni e province autonome.

Il portale www.camminiditalia.it fornisce, per la prima volta, una visione di insieme dei percorsi che attraversano il nostro Paese, e permette di conoscere  le connessioni tra i vari itinerari con nuove modalità di percorribilità. L’implementazione e lo sviluppo di nuovi modelli di fruizione e gestione sostenibile garantiranno e favoriranno l’integrazione ambientale – paesaggistica, con attività agricole, artigianali e turisticoculturali del sistema Paese così come indicato nel Piano Strategico del Turismo 2017-2022.

“Sempre più persone partono in viaggio cercando qualcosa in più di una semplice vacanza. L’Atlante dei Cammini – ha dichiarato il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini – è pensato per quei viaggiatori che desiderano vivere un’autentica esperienza nel nostro Paese, immergendosi a passo lento in quel patrimonio diffuso fatto di arte, buon cibo, paesaggio e spiritualità che costituisce il carattere originale e l’essenza dell’Italia”.

Il sito è da oggi online a questo indirizzo: www.camminiditalia.it

In occasione di “Libriamoci”, letture nella scuola di Maruggio (Ta) sul filo della memoria e dell’altruismo

Da oggi (Lunedì 23 Ottobre) e fino a Sabato 28 Ottobre le scuole di tutta Italia saranno un’unica cassa di risonanza per le più diverse letture a voce alta. Anche quest’anno l’Istituto Comprensivo “Tommaso del Bene” di Maruggio (Ta) partecipa alla manifestazione nazionale “Libriamoci: giornate di lettura nelle scuole” con un ricco calendario di attività (consultabili direttamente sul sito della scuola).

Le maestre della 4^A e della 4^BAnna Rita Filomena ed Anna Amelia Fusco – hanno invitato in classe due appassionati lettori, affinché con le proprie testimonianze potessero sensibilizzare i più piccoli al piacere della lettura.

Ai bambini seduti per terra su coloratissimi cuscini e alla presenza di alcuni genitori accorsi per l’occasione per ascoltare la lettura assieme ai propri figli, il dott. Antonio “Tonino” Filomena – noto scrittore locale – ha letto qualche brano tratto dal suo libro “Gli occhi della memoria”, destando la curiosità e la commozione i grandi e piccini.

Tanto per restare su un tema molto caro ai piccoli studenti (già oggetto di una lezione di approfondimento in aula sui Cavalieri di Malta, lo scorso 21 Settembre), l’arch. Aldo Summa – dell’A.P.S. “Play your Place” – ha letto a voce alta alcune pagine tratte dal libro “Battista, cavaliere altruista”(realizzato da Melpyou): una favola per educare all’impegno sociale.

Si tratta delle vicende di un cavaliere medievale che si risveglia da un incantesimo nei nostri giorni, e nonostante non riesca a riconoscere più i luoghi e le cose, riesce a scorgere in tanti bravi volontari le qualità cavalleresche di una volta (coraggio, generosità, lealtà, onestà, rettitudine, valore), persone generose disposte ad aiutare i più bisognosi: l’infermiera della Fratres, i volontari della Caritas e i lupetti dell’Agesci.

I bambini che sono intervenuti hanno confermato di conoscere (anche per interposta persona) alcune delle realtà associative che si adoperano per gli altri e che operano nel nostro territorio, dimostrando di essere al corrente delle finalità e delle attività svolte.
E tutti sono stati concordi nell’affermare che, probabilmente, molte delle doti cavalleresche attuali che caratterizzano i maruggesi sono un’eredità dei nostri antenati Cavalieri di Malta!

Ai bambini è stato poi chiesto di rappresentare – con calma, in aula o a casa – un disegno nel quale descrivere quelle che, secondo loro, sono le buone azioni che ognuno dovrebbe fare nei confronti del prossimo.

Tutti i disegni saranno poi raccolti in un agile book sfogliabile on-line, dimodoché tutti possano prendere contezza delle abilità creative e della profondità d’animo dei nostri piccoli “cavalieri”!