Teatroterapia con gli ospiti della CRAP “Xaya Domus” e i maestri d’arte dell’Associazione “Play your Place”

Una serata di grande soddisfazione ed emozione per gli ospiti della C.R.A.P. – Comunità Riabilitativa Assistenziale Psichiatrica “Xaya Domus” di Sava (Ta), gestita dalla Cooperativa Sociale “CADMA”.
Il giorno 27 aprile 2018 gli ospiti della comunità hanno messo in scena, guidati dai maestri d’arte dell’APS “Play your Place” di Maruggio (Ta), un libero adattamento della commedia “Filomena Marturano”, di Eduardo De Filippo presso il “Laboratorio Urbano Giovanile” – Ex Macello di Sava.

Tra le diverse attività di riabilitazione realizzate dalla CRAP, la rappresentazione della commedia di Eduardo è stata il primo lavoro espresso all’esterno del progetto riabilitativo sperimentale integrato alle terapie riabilitative psichiatriche denominato “Narrazione teatrale del sé”, che ha avuto inizio nell’aprile 2013, ed è tuttora in fase di svolgimento, e che ha accompagnato i pazienti in un percorso terapeutico di gruppo finalizzato alla ri-costruzione biografica e messa in scena delle proprie storie di vita finalizzate in rappresentazione teatrali chiuse al pubblico.

Progetto realizzato grazie alla continua collaborazione e supervisione del personale specialistico dell’ente gestore, la cooperativa “CADMA”, e con il continuo confronto con la dirigenza del C.S.M. di Manduria ASL/TA. Dai risultati dell’esperienza progettuale è stato realizzato un articolo scientifico: “Narrazione teatrale del sé e riabilitazione psichiatrica” (a cura di Muscolino G., Pisconti G., in “Quaderni della Rivista di Psicologia Clinica”, 2/2017, (40-47)).

La rappresentazione teatrale della coinvolgente storia di Filomena Marturano ha seguito finalità differenti rispetto al lavoro svolto precedentemente, ma si è focalizzata sull’esercizio al riconoscimento e all’espressione di pensieri ed emozioni profonde nel testo teatrale e alla loro messa in scena. Tra i tanti testi proposti al gruppo della comunità, infatti, gli ospiti hanno scelto proprio il capolavoro di Edoardo anche perché li ha commossi profondamente.

Dopo mesi di lavoro e impegno il risultato è stato estremamente soddisfacente e il pubblico è stato coinvolto dalla capacità e profondità con cui è stata rappresentata la storia di Filomena, soprattutto sapendo che per ognuno degli interpreti è stata la prima prova attoriale in teatro.
La rappresentazione si è conclusa con un grande applauso che ha premiato l’impegno e la qualità del lavoro svolto dagli uomini e dalle donne ospiti della comunità “Xaya Domus” i quali hanno restituito al pubblico tutto il loro entusiasmo e il piacere di essere riconosciuti dalla comunità per le loro qualità attoriali.

Il Sindaco di Sava, Dario Iaia, ha plaudito con grande entusiasmo all’iniziativa evidenziando le potenzialità di integrazione sociale delle attività teatrali per i cittadini con “fragilità” nella comunità, e invitando gli organizzatori a ripetere la rappresentazione in occasione del programma teatrale estivo del Comune di Sava.

Autore articolo: Gianpaolo Pisconti, Presidente A.P.S. “Play your Place. Il luogo in gioco” – Maruggio (Ta)

“I cammini del vino e dei cibi autentici” di Borghi Autentici d’Italia: pacchetti turistici per Maruggio e Campomarino

Il nostro territorio cresce in visibilità, offerta culturale ed esperienziale, grazie all’interazione di diverse realtà associative ed aziende produttive locali.

Il Comune di Maruggio (Ta) – aderendo all’Associazione “Borghi Autentici d’Italia” -partecipa al progetto “Comunità del cibo buono ed autentico” pensato in occasione dell’anno del cibo italiano.

Nel periodo che va da Aprile a Settembre 2018, infatti, sono state ideate tre proposte di scoperta riguardante Maruggio e il litorale di Campomarino, per promuovere le bellezze del centro storico, della campagna e delle dune.
Compresi nel pacchetto turistico: nel periodo primaverile, un laboratorio di caseificazione; in estate, una visita presso un’azienda vinicola; durante l’autunno, visita in un frantoio per degustare l’olio nuovo.
Un felice connubio che intende valorizzare il gusto e il saper fare produttivo, immersi nel paesaggio e nella cultura del posto.

Anche l’A.P.S. “Play your Place” è partner integrante di questa rete, con ben due attività di conoscenza del territorio.

> Leggi e scarica la brochure informativa

“Wow”: “notte bianca” a Gallipoli (Le) tra fede e cultura, a cura dell’Azione Cattolica

Si è svolta ieri – Domenica 15 Aprile 2018 – a Gallipoli (Le)  l’interessante evento “WOW – percorsi di bellezza alternativa”, promossa dall’Azione Cattolica della Diocesi di Nardò-Gallipoli.
Dalle 19 alle 22 con partenza dal “mercato coperto”, tutti alla scoperta delle “vie di bellezza sul tema dell’amore e dell’affettività, con brevi spettacoli, mostre, proiezioni, preghiera, nelle caratteristiche chiese e corti del centro storico di Gallipoli”: questo in breve l’invito rivolto soprattutto ai giovani, e non solo.

Un’occasione offerta ai giovani, adulti e famiglie che camminano per le strade della città salentina per fermarsi e provare il gusto della meraviglia e dello stupore.

Si è trattato di un percorso a tappe, da vivere a piedi. In ogni tappa, è stato possibile entrare in relazione con una forma artistica particolare che ci insegnerà come parlare e custodire l’amore.

Per l’occasione sono state aperte tutte le Chiese nel Centro Storico di Gallipoli e alcuni luoghi d’arte.

All’inizio del percorso ogni visitatore ha ritirato la mappa con tutte le esperienze artistiche proposte e scegliere liberamente a quale avvicinarsi e costruire il proprio percorso di bellezza.

Fonte: Diocesi di Nardò-Gallipoli

 

Bando “Prendi Parte! Agire e pensare creativo”: finanziamento di progetti culturali per i giovani e le periferie

La Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane- DGAAP, presenta il bando ‘PRENDI PARTE! Agire e pensare creativo’, iniziativa volta al finanziamento di progetti culturali per la realizzazione di attività creative nelle aree caratterizzate da situazioni di marginalità economica e sociale.

Il bando è rivolto a istituzioni culturali pubbliche e private, senza scopo di lucro, dedicate alla creatività contemporanea e situate nelle periferie urbane. Le proposte, che dovranno essere presentate in partenariato con almeno un ente del Terzo settore, dovranno riguardare progetti finalizzati a coinvolgere in modo significativo giovani di età compresa tra 18 e 29 anni – con particolare preferenza per i giovani che non studiano e non lavorano – al fine di stimolare la coesione sociale, con una programmazione articolata di attività in un arco di tempo di almeno 6 mesi, concepite a partire dalle esigenze del contesto territoriale, dalle sue criticità e dalle opportunità rilevate.

Le risorse impegnate dalla DGAAP ammontano a 600mila euro, per un massimo di 60mila euro per ogni progetto, e comunque per una copertura non superiore all’80% del budget totale.

Per partecipare al bando è necessario registrarsi sul sito www.aap.beniculturali.it/prendiparte dal 16 marzo 2018 entro e non oltre il 30 aprile 2018 alle ore 12.00.

Per maggiori chiarimenti in merito al bando è possibile scrivere al seguente indirizzo e-mail dg-aap@beniculturali.it entro e non oltre il 13 aprile 2018 alle ore 12.00

> Scarica il bando

I luoghi dell’incontro: dal cestino in classe alla piazza pubblica

C’è un “luogo” che è scomparso. Bisogna essere dei bambini per accorgersi che questo posto non c’è più. Era un “luogo” dove ci si incontrava anche solo per qualche minuto. Attimi in cui confidarsi, guardarsi negli occhi, fare insieme un’azione. Quando eri stanco, quando l’attenzione calava, quando il corpo faceva sentire in ogni sua parte la voglia di fuggire da una scomoda sedia di legno ci si trovava in quel “luogo”: il cestino in classe.

Per anni i bambini di ogni scuola, di ogni classe, si incontravano lì. Prendevano la scusa di temperare la matita, il pastello per incontrarsi. Era la “piazza” della classe: uno spazio dove la maestra era esclusa, dove si usava un solo linguaggio, dove si stava insieme per minuti che sembravano “eterni” perché rappresentavano una fuga dal mondo. Andare a quel “cestino” era fare un viaggio, uscire dalla individualità del banco e ritrovare un “noi”, conquistato con una scelta apparentemente banale. Ad un certo punto gli insegnanti hanno abolito questo rito introducendo il temperino a botte. Addio alla “piazza” attorno al cestino, alle chiacchierate mentre si temperava la matita.

Quel gesto è il simbolo dei luoghi sottratti ai ragazzi. Abbiamo bisogno di riconquistarli, di riappropriarci di quegli spazi che ci permettono di ritrovarci con la nostra identità, con il nostro linguaggio. Se ci pensate bene spesso i luoghi hanno una connotazione legata all’età delle persone: non troverete mai dei ragazzi in un campo da bocce. Eppure dobbiamo giocarci una sfida: riconquistare gli spazi informali di aggregazione.

Il primo anno d’insegnamento, suonata l’ultima campanella, una volta accompagnati i bambini fuori dalla scuola, mi fermavo su una panchina a parlare con gli anziani del paese: in quel momento, quella panchina diventa uno di quegli spazi di aggregazione informale dove si celebrava un rito quotidiano, un incontro, una “celebrazione” della parola.
Dobbiamo ripartire da qui.

Nelle nostre scuole, nelle nostre città spesso ci sono luoghi che non vengono riconosciuti, a cui non viene dato un “nome” e un “cognome”. Eppure tutti noi abbiamo bisogno di ritrovarci, di aggregarci, di guardarci negli occhi.

In un momento in cui i social network hanno dato spazio all’incontro virtuale deve restare “erotico” l’incrocio degli sguardi, il darsi la mano, il ri-conoscersi in uno spazio dove c’è modo di stare ancora gomito a gomito. Sogno una scuola che sappia prima di tutto dare valore al suo spazio, alla sua aula, al cestino. Non mi interessa una scuola realizzata con i criteri ecologici se poi non sa riconoscere la necessità di chi la frequenta di avere un luogo dove poter trascorrere del tempo a leggere, a giocare a carte, a parlare, a stare in silenzio.

Nei mesi scorsi ho visitato una scuola secondaria in Svizzera: oltre alle aule, ad una mensa, ad una “piazza”, c’era una ludoteca dove i ragazzi potevano veramente stare insieme di là del tempo studio. Chi progetta le nostre scuole ma anche chi si occupa di riqualificarle, deve ripartire dall’idea di ridare dignità alla parola. Abbiamo veramente bisogno di aule che siano aperte al mondo, di scuole che sanno tenere le finestre spalancate sulla realtà che le circonda. Pensiamo anche alla città. Ne “I Ragazzi della via Pál”, il romanzo di Ferenc Molnár, si denuncia la progressiva scomparsa degli spazi di gioco nelle città in via di industrializzazione e la difficoltà dei ragazzi di trovare il proprio spazio negli interstizi cittadini, normati e sempre più capillarmente controllati dagli adulti. La segheria di via Pál e l’orto botanico, i rifugi delle due bande, diventano sempre più inospitali per i ragazzi a causa di una progressiva colonizzazione dei grandi. Ciò che cerchiamo e che cercano quei ragazzi è uno spazio dove seminare un sogno. Non so se avete mai ascoltato la canzone di Niccolò Fabi “Ha perso la città”.

Ecco una parte del testo:
Hanno vinto le catene dei negozi
Le insegne luminose sui tetti dei palazzi
Le luci lampeggianti dei semafori di notte
I bar che aprono alle sette
Hanno vinto i ristoranti giapponesi
Che poi sono cinesi anche se il cibo è giapponese
I locali modaioli, frequentati solamente da bellezze tutte uguali
Le montagne d’immondizia, gli orizzonti verticali
Le giornate a targhe alterne e le polveri sottili
Hanno vinto le filiali delle banche, hanno perso i calzolai
E ha perso la città, ha perso un sogno
Abbiamo perso il fiato per parlarci
Ha perso la città, ha perso la comunità
Abbiamo perso la voglia di aiutarci.

Ecco, a noi spetta riconquistare gli spazi per continuare a parlarci.

Autore articolo: Alex Corlazzoli
Articolo pubblicato su: “Patria della Bellezza”