“Voci in comune” è online: le parole chiave dell’Amministrazione condivisa, a cura di Labsus

Questo non è un Rapporto come quelli pubblicati nel 2015, 2016 e 2017, con informazioni sul lavoro svolto da Labsus e, in particolare, con dati e analisi riguardanti l’applicazione del Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni e i patti di collaborazione.
Non è un Rapporto vero e proprio perché ci siamo resi conto che, arrivati a questo punto dello sviluppo del nostro lavoro, un chiarimento circa i termini che usiamo per descrivere quello che facciamo era diventato opportuno, se non addirittura urgente.
Perciò quest’anno abbiamo deciso di redigere un Glossario dell’amministrazione condivisa, che abbiamo chiamato Voci in comune, con 34 fra i termini più usati per parlare dell’amministrazione condivisa dei beni comuni.

Le abbiamo chiamate Voci perché sono termini, lemmi, parole, ma anche perché danno suono a concetti astratti che riteniamo fondamentali per rendere agibile e praticabile la nostra idea di cittadinanza. Un’idea che è essenziale rivalutare per migliorare la qualità della vita in comune, appunto.
Pensiamo di aggiornare in futuro questo Glossario perché stare al passo con i tempi, star dietro le novità, normative e sociali, significa consentire a chi opera in questo campo di avere sempre strumenti utili in grado di accompagnare un difficile ed entusiasmante impegno.

> Scarica gratuitamente Voci in comune

> Visita il sito di “Labsus – Laboratorio per la Sussidiarietà”

“Un Ecomuseo per Maruggio”: incontro pubblico Giovedì 7 Marzo

Si terrà Giovedì 7 Marzo alle ore 17.00, presso la Sala Consiliare “Vanni Longo”, l’incontro pubblico per discutere sulla realizzazione dell’Ecomuseo di Maruggio – Campomarino.

L’iniziativa, rivolta all’intera cittadinanza, rientra nel processo di partecipazione per la creazione dell’Ecomuseo e sarà utile per raccogliere proposte e suggerimenti.

Al termine dell’incontro, promosso dal Comune di Maruggio in collaborazione con la cooperativa Impact Archeologica, l’associazione “Play your Place” e il circolo locale di Legambiente, si terrà una degustazione di prodotti tipici locali.

Il calendario Serveco 2019 è dedicato alle gravine e ai suoi animali, e mette al centro la natura di Puglia e Basilicata

Un lupo, un falco grillaio, un capovaccaio, un gufo reale, una volpe e una testuggine. Sono questi i protagonisti del calendario 2019 di Serveco, quest’anno dedicato tutto alla natura delle gravine, quel vasto ecosistema a cavallo tra Puglia e Basilicata, scavato nella roccia dal lavoro lento e meticoloso dei fiumi che ormai scorrono quasi tutti sotterranei. Oltre la prima impressione, le gravine tra Taranto e Matera, da Castellaneta a Martina Franca, da Mottola a Grottaglie, sono ricche di natura, una culla di roccia dove flora e fauna si sono aggrovigliate nel tempo e nascoste, quasi, alla vista degli estranei.

Il calendario è un omaggio al nostro territorio, un segno di gratitudine per aver custodito come uno scrigno carsico una così grande ricchezza per così tanto tempo.

Realizzato da Serveco, in collaborazione con Dimensione 3, azienda specializzata nella comunicazione in 3D, il calendario non è solo da appendere al muro, ma ogni pagina è un bellissimo origami in cartone che rappresenta uno dei sei animali.

Sei sono gli animali che rappresentano la gravina. Il Gufo Reale (bubo bubo), rapace silente e notturno; il Falco Grillaio (falco naumanni), che sorvola come il vento i nostri campi; il Capovaccaio (neophron percnopterus), rara specie di avvoltoio che ha eletto proprio le gravine come ultimo rifugio; il Lupo (canis lupus italicus), simbolo d’Italia, ritornato a popolare i nostri boschi; la Testuggine (testudo hermanni hermanni), lenta e immortale; la Volpe (vulpes vulpes), ombra rossa nella notte. Per ognuno dei sei animali è stato tracciato, simpaticamente e senza velleità scientifiche, un profilo psicologico, perché rappresentano dei modi di comportarsi, degli atteggiamenti, reiterati nel tempo da storie popolari e leggende, alcune note, altre meno. Incarnazioni di diverse indoli, i nostri sei animali conosciuti da vicino sono modelli a cui ispirarsi anche per essere più sostenibili. È stato predisposto anche un piccolo e simpatico test di personalità sul sito.

Sul calendario, come sempre, sono state indicate anche le varie ricorrenze laiche, anche il 19 gennaio, la giornata di inaugurazione delle manifestazioni di Matera 2019 Capitale della Cultura Europea. La scelta del tema è stata anche per omaggiare lo storico risultato di una delle capitali del territorio delle gravine.

Le gravine sono già valorizzate dal lavoro costante e instancabile di decine di associazioni. A cominciare dal Parco delle Gravine e da chi lo anima, dal WWF impegnato con Uppark, sul calendario sono state inserite (spesso a loro insaputa) molti gruppi impegnati nel difficile lavoro di tutela e di valorizzazione. Un omaggio a coloro che si impegnano per la salvaguardia del territorio.

Il calendario è gratuito e si può richiedere qui, fino ad esaurimento.

Fonte: Calendario Serveco

L’1 Febbraio a Brindisi, incontro-dibattito: “Chi ha paura dell’albero”, prospettive per una gestione possibile del verde in una città che cambia

La conferenza – che si svolgerà presso Palazzo Granafei-Nervegna a Brindisi – sarà una importante occasione di discussione sulla più che mai importante tematica della gestione dell’albero in ambito urbano. Dopo gli eccezionali eventi meteorici che hanno divelto, in ambienti urbani e in siti naturalistici, migliaia di alberi, causando danni rilevanti a persone e cose, si ripropone con grande urgenza la necessità di una seria riflessione sulla presenza dell’albero in città e sulla sua gestione.

La presenza di esemplari arborei in città rischia infatti di essere percepita come scomoda e pericolosa, generando paure e pregiudizi che nulla hanno a che fare con il “bene ambientale” più antico e più efficace di cui dispone il genere umano.

INDIRIZZI DI SALUTO

Domenico Vitto (Presidente ANCI Puglia)

Riccardo Rossi (Sindaco della Città di Brindisi)

Vincenzo Zara (Magnifico Rettore Università del Salento)

Domenico Ragno (Direttore Generale ARIF Puglia – Agenzia Regionale Attività Irrigue e Forestali)

Rosario Centonze (Presidente Federazione regionale degli Ordini dei Dottori Agronomi e Forestali della Puglia)

Mauro Ianese (Vice Presidente Associazione Italiana Direttori e Tecnici Pubblici Giardini)

Alessandro Colucci (Presidente Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali Provincia di Brindisi)

INTERVENTI DI

Giovanni Sanesi /Ordinario di Selvicoltura DISAAT Università ‘Aldo Moro’ Bari)

Francesco Ferrini (Ordinario di Arboricoltura DAGRI Università degli Studi di Firenze)

Luigi Strazzabosco (Dottore Forestale PhD ISA Master Arborist)

Riccardo Buccolieri (Docente di Meteorologia urbana DISTEBA Università del Salento)

Fabio Ippolito (Coord. Tecnico Orto Botanico DISTEBA Università del Salento )

CONCLUSIONI

Antonio De Donno (Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Brindisi)

MODERA

Giovanni Nardelli (Direttore parchi e giardini Città di Brindisi)

La giornata di studi è promossa da: Associazione Italiana Direttori e Tecnici di Pubblici Giardini, Federazione regionale degli Ordini dei Dottori Agronomi e Forestali della Puglia, ARIF Puglia Agenzia Regionale Attività Irigue e Forestali, Associazione Ville e Giardini di Puglia, Ordine Dottori Agronomi e Dottori Forestali Provincia di Brindisi

Hanno già concesso il patrocinio: ANCI Puglia, Comune di Brindisi, Comune di Fasano, Università del Salento

Con la collaborazione di: La Pietra Giardini s.r.l., Monopoli, Ditta Mello Lucio, Carmiano, Brindisi Multiservizi s.r.l., Brindisi

L’Unesco dichiara i muretti a secco patrimonio dell’Umanità

I muretti a secco italiani entrano nella lista Unesco del Patrimonio Culturale Immateriale. La decisione è arrivata nel corso della tredicesima sessione del Comitato intergovernativo per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale che si è tenuta a Port Louis, Repubblica di Mauritius. Oltre all’Italia, il riconoscimento per quest’arte antica è andato a Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna e Svizzera.

L’arte del muretto a secco, spiega l’Unesco, “riguarda il know-how relativo alla realizzazione di costruzioni in pietra impilando le pietre l’una sull’altra, senza l’utilizzo di altri materiali se non talvolta la terra asciutta. Le strutture in pietra a secco sono diffuse nella maggior parte delle aree rurali – principalmente in terreni scoscesi – sia all’interno che all’esterno degli spazi abitati. La stabilità delle strutture è garantita da un’attenta selezione e collocazione delle pietre, e le strutture in pietra a secco hanno modellato numerosi paesaggi, formando vari modi di abitazione, agricoltura e allevamento. Queste strutture testimoniano i metodi e le pratiche utilizzate dall’uomo dalla preistoria ad oggi per organizzare il proprio spazio di vita e di lavoro ottimizzando le risorse naturali e umane locali. Svolgono un ruolo fondamentale nella prevenzione di frane, inondazioni e valanghe, nella lotta all’erosione e alla desertificazione dei terreni, nella valorizzazione della biodiversità e nella creazione di condizioni microclimatiche adeguate per l’agricoltura”.

“Le strutture in pietra a secco sono sempre realizzate in perfetta armonia con l’ambiente e la tecnica esemplifica un rapporto armonioso tra l’uomo e la natura. La pratica si tramanda principalmente attraverso l’applicazione pratica adattata alle condizioni particolari di ogni luogo”, conclude l’Unesco.

È la seconda volta, dopo la pratica tradizionale della coltivazione della vite ad alberello di Pantelleria, che viene attribuito questo riconoscimento a una pratica agricola e rurale.

“Ancora una volta i valori dell’agricoltura sono riconosciuti come parte integrante del patrimonio culturale dei popoli – commenta il ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio – Il nostro Paese si fonda sull’identità. I nostri prodotti agroalimentari, i nostri paesaggi, le nostre tradizioni e il nostro saper fare sono elementi caratterizzanti della nostra Storia e della nostra cultura. Non è un caso quindi che, dei 9 elementi italiani riconosciuti dall’Unesco patrimonio immateriale dell’umanità, ben 4 appartengano al patrimonio rurale e agroalimentare. Un risultato che conferma l’importanza di questo comparto nel nostro Paese e quanto sia fondamentale, come Governo e come cittadini, non dimenticare mai le nostre radici. Ecco perché è necessario continuare a investire nella promozione e nella valorizzazione, anche a livello internazionale, delle nostre produzioni agroalimentari e dei nostri territori.”

Nel 2010 la Dieta Mediterranea è stata iscritta come primo elemento culturale al mondo a carattere alimentare nella lista Unesco; nel 2014 il riconoscimento della coltivazione della vite ad alberello di Pantelleria, primo elemento culturale al mondo di carattere agricolo riconosciuto dall’Unesco; nel 2017 è stata la volta de “L’Arte del Pizzaiuolo Napoletano”.

La candidatura della pratica rurale dell’arte dei muretti a secco è stata portata avanti dal Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo in sinergia con il MAECI e con la Commissione nazionale Unesco.

Fonte: AgCult