Le proposte didattiche di “Play your Place” per l’a.s. 2017/2018

Come tutti gli anni, prima dell’avvio del nuovo anno scolastico, l’A.P.S. “Play your Place”– da sempre impegnata nella didattica e nell’accompagnamento intellettuale dei più piccoli – ha presentato a Maruggio e in altri istituti scolastici della provincia alcuni nuovi progetti educativi, con l’auspicio che essi possano essere inseriti nella programmazione ordinaria.

Oltre a garantire un costante e professionale servizio di accompagnamento degli alunni alla scoperta del ricco patrimonio storico, artistico-architettonico e naturalistico, mediante visite guidate nel centro storico, nelle chiese parrocchiali di Maruggio e sulle Dune di Campomarino, con metodi e strumenti sempre nuovi, da molti anni “Play your Place” si dedica con passione all’organizzazione di percorsi formativi legati ai temi della conoscenza del territorio, della sensibilizzazione ambientale e della cittadinanza attiva, che puntano allo sviluppo delle competenze e alla crescita culturale delle nuove generazioni.

Iprogetti didattici proposti alle scuole per l’anno scolastico 2017/2018  sono di seguito sintetizzati.

  • Il progetto “I Santi sui muri. Censimento partecipato delle edicole votive di Maruggio” intende promuovere l’arte come strumento di conoscenza del patrimonio storico artistico e culturale locale.
  • Il principale obiettivo educativo che si prefigge il progetto “A scuola nessuno è straniero. Primo approccio alla multiculturalità” è quello di avviare gli alunni all’educazione interculturale per stimolarli all’accettazione e al rispetto reciproco e cioè educarli al rapporto con gli altri aiutandoli a scoprire l’“altro” in quanto valore, risorsa, diritto e possibilità di crescita indipendentemente dalla nazionalità, razza, sesso, colore, religione, opinione politica, ecc. che sono le basi essenziali per un’educazione alla pace.
  • “Vivi responsabile. I bambini abitano, consumano e si muovono sostenibile” è un percorso partecipato che coinvolge un gruppo di bambini e le loro famiglie, nello sperimentare insieme l’ecologia in città, approfondendo il tema dell’educazione ambientale, sviluppando comportamenti individuali e collettivi per vivere sostenibile e diffondendo nuovi stili di vita.
  • Il progetto “A scuola da soli”. Progetto di percorsi casa / scuola in sicurezza, a piedi o in bicicletta” si propone, pertanto, di individuare modelli di mobilità alternativi al caotico, solitario e nocivo (per la salute di tutti) utilizzo eccessivo dell’automobile privata, soprattutto per gli spostamenti da casa a scuola, sviluppando la capacità di spostamento autonomo e sicuro dei bambini e dei ragazzi, sperimentando il cosiddetto “Pedibus”, un “autobus” fatto di bambini, genitori, volontari che si muove a piedi per coprire la distanza che separa le proprie case dalla scuola.
  • Il concetto di progettazione partecipata che sottende alla proposta didattica “Progetta il tuo parco. Itinerario didattico di progettazione partecipata”, si fonda sulla convinzione che un luogo appartenga prima di tutto a chi lo abita e lo utilizza, e non solo a chi lo realizza. È dall’ascolto della varie esigenze, dall’incontro dei diversi bisogni, dalla negoziazione delle divergenze che può scaturire il nuovo disegno dei luoghi e degli spazi che, oltre che piacevoli, devono essere accoglienti, vivibili, stimolanti, coinvolgenti.
  • Il progetto didattico “Impariamo a presentare. Creare presentazioni animate è un gioco da ragazzi” intende fornire agli studenti (ma anche ai docenti) tutte le indicazioni necessarie per prendere dimestichezza con le funzionalità e le possibilità offerte da strumenti quali “PowerPoint”, “PowToon” e “Prezi”.
    La proposta può essere destinata sia ai docenti (che desiderano colmare eventuali “gap” e utilizzare strumenti adeguati per preparare lezioni sempre più interessanti) che agli studenti (che hanno voglia di imparare a realizzare presentazioni accattivanti, da utilizzare magari per illustrare la tesina dell’esame).
  • Avvalendosi di altre Associazioni partner, di Enti ed esperti locali, la  proposta didattica integrata “Sopra e sotto il mare” (che può essere sviluppata singolarmente o svolta per intero) consentirà di approfondire tematiche sul contesto marino, utilizzando metodi innovativi, al fine di giungere ad un maggior coinvolgimento degli alunni per un efficace azione di sensibilizzazione ambientale.Per info: 349.1971486

Riscoprire l’Italia lungo vecchie strade dimenticate e ferrovie abbandonate

Riscoprire l’Italia lungo i binari delle vecchie ferrovie abbandonate. Attraversare il Paese percorrendo le antiche strade carrozzabili ormai in disuso. Assaporare le bellezze storiche, ambientali e culturali della nostra terra un passo alla volta, lentamente, oppure in sella a una bicicletta. Su percorsi ormai dimenticati.

Presto potrebbe partire un piano nazionale per la realizzazione di una rete di mobilità dolce. Un vero e proprio percorso alternativo su e giù per la Penisola, attraverso il riuso, il recupero e la valorizzazione delle infrastrutture dismesse e sottoutilizzate.

È un progetto a cui diverse associazioni lavorano da tempo – tra queste Legambiente, Italia Nostra e la Rete dei Cammini – che finalmente ha trovato ascolto in Parlamento. In questi giorni il testo unificato di una serie di proposte di legge in materia è all’esame di diverse commissioni di Montecitorio. Potenzialmente si parla di un cammino di quasi 10mila chilometri. Da Nord a Sud, isole comprese.

«Pensiamo alla tratta della via regia sulla Lunga via delle Dolomiti – cita la proposta a prima firma Luigi Famiglietti – alla tratta Avellino – Rocchetta Sant’Antonio, ai percorsi del Cilento e del Beneventano». Ma anche al tratto di ferrovia semi abbandonata Nulvi – Luras – Palau marina, compreso tra le province di Sassari e Olbia.

Percorsi paesaggisticamente e culturalmente incredibili. Con il grande vantaggio di non dover progettare nulla, semplicemente perché le infrastrutture esistono già. «Sarebbe sufficiente sottrarre al degrado e all’incuria migliaia di chilometri di ferrovie dismesse, strade abbandonate e sentieri dimenticati, da restituire alla loro originaria bellezza e al loro antico fascino», si legge nella relazione che accompagna la proposta di legge del grillino Mirko Busto.

Conseguenze inaspettate del progresso tecnologico. Negli ultimi anni le nuove esigenze in termini di mobilità hanno ridisegnato la cartina d’Italia. E così la motorizzazione su gomma ha reso economicamente meno vantaggiose molte ferrovie secondarie. Altre sono state sostituite da linee più rapide. E moderni collegamenti hanno reso inutilizzati vecchi tratti delle strade del XIX e XX secolo. Senza dimenticare altri percorsi «come i tratturi, le strade militari e le alzaie dei fiumi».

«L’insieme di questi percorsi – così la relazione della proposta di legge di Ermete Realacci – potrà costituire nel nostro Paese un primo nucleo della rete di mobilità dolce, quale infrastruttura per le forme di mobilità lenta finalizzate alla fruizione dell’ambiente e del paesaggio e all’attività ricreativa e turistica». Nulla di nuovo, in realtà. In altre parti del mondo questi progetti esistono già e riscuotono un grande successo. Realacci ricorda l’esperienza delle “Vìas Verdes” spagnole, «che ha portato al recupero, nello spazio di pochi anni, di oltre 1.000 chilometri di ferrovie dismesse». Mentre negli Stati Uniti l’associazione Rails to Trails ha aiutato alla valorizzazione di migliaia di chilometri delle antiche ferrovie del Nuovo Mondo.

Si potrà scoprire l’Italia a piedi, una tappa dopo l’altra, senza fretta. E magari in bicicletta, pedalando tra le bellezze nascoste della nostra terra. In altri Paesi è già una realtà. «La Germania vanta oltre 200 itinerari ciclabili ad uso turistico – si legge nel documento dei Cinque Stelle – per una rete di più di 70mila chilometri di piste ciclabili diffuse in tutto il territorio tedesco, lungo le quali si trovano circa 5mila strutture ricettive». In Olanda la rete per il turismo in bicicletta si snoda per un totale di 4.500 chilometri. «Non mancano gli itinerari che attraversano più Stati, come la celeberrima pista ciclabile del Danubio». D’estate i quasi 300 chilometri che collegano Passau a Vienna vengono percorsi da quasi 5mila cicloturisti al giorno, «con milioni di euro di fatturato». Forse è tempo che anche il nostro Paese si incammini su questa strada.

Autore articolo: Marco Sarti
Articolo pubblicato su “Linkiesta”

Sabato 10 Giugno: “Camminando sotto la luna” nel paesaggio rurale e dunale di Maruggio (Ta)

L’A.S.D. “Terra Nostra” e l’A.P.S. “Play your Place” organizzano Sabato 10 Giugno 2017 una suggestiva passeggiata tra le calde luci del tramonto e la candida luce della Luna Piena, camminando nel ricco paesaggio maruggese, immersi nella quiete della natura che incomincia a far sentire l’arrivo della stagione calda.

Baciati dagli ultimi raggi del sole che illuminano gli uliveti secolari, i trulli, i muri a secco e la macchia mediterranea, l’itinerario si snoderà tra terra e mare, partendo dalla periferia di Maruggio raggiungendo la bellissima zona della Masseria “Maviglia”, per poi proseguire verso la costa, passeggiando sulle Dune di Campomarino nella magica atmosfera creata dalla Luna piena.

Il rientro è previsto dalla zona “Monaco-Mirante”.

Il punto di ritrovo è in Piazza S.Giovanni (nei pressi di “Ilary Bar”) alle ore 18.30.

È previsto un piccolo contributo di partecipazione.

Si consiglia di equipaggiarsi con abbigliamento comodo, scarpe da trekking, acqua, torcia e macchina fotografica.

È gradita, ma non obbligatoria, la prenotazione.

Le Associazioni non rispondono di eventuali danni a cose o persone partecipanti all’evento.

INFO: 338.9840265 / 333.1845685

Masserie e monasteri, il Demanio punta alla valorizzazione turistica

Recuperare oltre 100 immobili pubblici lungo i cammini e i percorsi ciclopedonali e storico-religiosi che attraversano tutta l’Italia, favorendo lo sviluppo di un turismo consapevole che valorizzi il territorio.

Questo l’obiettivo del progetto ‘Valore Paese – Cammini e Percorsi’ presentato ieri mattina a Roma dal Direttore dell’Agenzia del Demanio, Roberto Reggi, alla presenza del Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Graziano Delrio, del Capo di Gabinetto del Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo (MiBACT), Giampaolo D’Andrea e di Francesco Palumbo, Direzione Generale Turismo, MiBACT.

Valorizzazione beni pubblici: il progetto ‘Cammini e Percorsi’
Il nuovo progetto, inquadrato nell’ambito del Piano Strategico del Turismo 2017–2022 e del Sistema Nazionale delle Ciclovie Turistiche, mira ad avviare azioni congiunte volte alla salvaguardia e al riuso sia del patrimonio tipico della tradizione locale (masserie, rifugi, piccole stazioni, case cantoniere, caselli idraulici) che del patrimonio culturale di pregio (monasteri, castelli, ville).

L’obiettivo, per il 2017, è recuperare 103 immobili pubblici lungo i cammini e i percorsi ciclopedonali e storico-religiosi che attraversano tutta l’Italia per trasformarli in ostelli, piccoli hotel, punti ristoro, ciclofficine, punti di servizio e assistenza per tutti i pellegrini, i turisti, i camminatori e i ciclisti che ogni anno percorrono questi tracciati.

Favorire e sostenere lo sviluppo del turismo lento offrendo la possibilità di riutilizzare gli immobili pubblici come contenitori di servizi e di esperienze autentiche, fortemente radicate sul territorio.

Come per il progetto Valore Paese-Fari (iniziativa dedicata al recupero dei fari e degli edifici costieri) l’Agenzia punta ancora una volta su una nuova concezione di turismo più consapevole, rispettoso del territorio e dell’ambiente e capace di far emergere le bellezze locali.

Recupero del patrimonio pubblico: gli edifici coinvolti
Si tratta precisamente di 103 beni, 43 dello Stato, 50 degli Enti territoriali e 10 di Anas, che attraverso bandi di gara pubblicati entro l’estate, saranno affidati in concessione gratuita (9 + 9 anni) “ad imprese, cooperative e associazioni, costituite in prevalenza da soggetti fino a quaranta anni” oppure in concessione di valorizzazione fino a 50 anni ad operatori che possano sviluppare un progetto turistico dall’elevato potenziale per i territori, in una logica di partenariato pubblico-privato, a beneficio di tutta la collettività.

Gli immobili coinvolti nel progetto si trovano lungo 7 Tracciati e altri Itinerari Locali: la Via Appia (9 immobili), la Via Francigena (18 immobili), il Cammino di Francesco (3 immobili) e il Cammino di San Benedetto (1 immobile), lungo la Ciclovia VEnTO (15 immobili), la Ciclopista del SOLE (32 immobili) la ciclovia Acqua dell’Acquedotto Pugliese (11 immobili), e lungo altri itinerari riconosciuti a livello locale (14 immobili).

Cammini e percorsi: al via la consultazione
Il tema dei Cammini e dei tracciati storico religiosi è al centro delle agende di molte istituzioni e dell’opinione pubblica perché coinvolge la popolazione dei camminatori, dei pellegrini e dei bikers, ma anche le Regioni, i Comuni e tutti gli enti territoriali periferici e centrali.

Per questo l’Agenzia del Demanio, con il supporto del Touring Club italiano, ha pubblicato una consult@zione pubblica che da oggi fino al 26 giugno prossimo permetterà di esplorare i diversi aspetti connessi all’iniziativa, raccogliendo idee, suggerimenti e l’indice di gradimento espressi dal grande pubblico, dai giovani, dal terzo settore e dall’imprenditoria in vista della pubblicazione dei bandi di gara.

“Cammini e Percorsi – ha dichiarato Roberto Reggi – è un progetto che racchiude tutti gli obiettivi strategici che guidano l’attività quotidiana dell’Agenzia: il recupero di immobili pubblici non più utilizzati, il supporto e la collaborazione con gli Enti territoriali, il confronto continuo con le altre istituzioni per trovare soluzioni ai problemi, il coinvolgimento della cittadinanza, la trasparenza nella gestione del patrimonio immobiliare dello Stato, l’attenzione verso le realtà locali e la volontà di generare valore economico e sociale grazie alla collaborazione pubblico-privato. Come è accaduto per il progetto Fari, oggi parte un cammino appassionante di trasformazione e rigenerazione di queste 100 strutture che coinvolgerà i giovani e le realtà locali in cui vivono, un beneficio reale che impatterà sui territori e sul turismo”.

> Consulta la lista degli immobili coinvolti

> Partecipa alla Consultazione Pubblica sul sito dell’Agenzia del Demanio

Fonte: EdilPortale

Perché in Giappone i bambini vanno a scuola a piedi da soli

In Giappone, sui mezzi di trasporto si vedono spesso bambini che si spostano tra i vagoni, da soli o in piccoli gruppi, in cerca di un posto a sedere. Indossano calzettoni al ginocchio, scarpe di vernice e pullover a quadri, hanno cappelli a tesa larga legati sotto il mento e l’abbonamento della metropolitana attaccato allo zainetto. Bambini di sei o sette anni che vanno da casa a scuola, o viceversa, senza il controllo di un adulto.

In una famosa trasmissione televisiva intitolata Hajimete no otsukai (La mia prima commissione), si vedono bambini di due o tre anni che vengono mandati fuori casa per sbrigare delle commissioni per la famiglia. Mentre provano a raggiungere il fruttivendolo o il panettiere, i loro progressi sono filmati di nascosto da una troupe televisiva. La trasmissione va in onda da più di 25 anni.

Kaito, un dodicenne di Tokyo, da quando ha nove anni prende il treno da solo per andare da una casa all’altra dei suoi genitori, che hanno l’affido condiviso. “All’inizio ero un po’ preoccupato”, ammette, “mi chiedevo se sarei riuscito a prendere il treno da solo. Ma solo un po’”.

Adesso è facile, dice. Anche i suoi genitori all’inizio erano in apprensione, ma non hanno cambiato idea perché secondo loro il figlio era grande abbastanza e molti altri bambini lo facevano già senza correre alcun rischio.

“A dire il vero, all’epoca ricordo di aver pensato che i treni fossero sicuri, arrivavano in orario ed erano facili da prendere, e che lui è un bambino intelligente”, dice la nuova moglie del padre di Kaito. “Quando ho cominciato a prendere il treno da sola ero più piccola di lui”, ricorda la donna. “Ai miei tempi non avevamo il cellulare, ma riuscivo comunque ad andare dal punto A al punto B con il treno. Se si dovesse perdere può sempre chiamarci”.

Da cosa dipende questo insolito livello di indipendenza? In realtà non si tratta di autonomia, ma di “dipendenza dal gruppo”. È questa l’opinione di Dwayne Dixon, antropologo culturale che ha scritto la sua tesi di dottorato sui giovani giapponesi. “I bambini giapponesi imparano presto che, in teoria, ci si può rivolgere a qualsiasi persona della comunità per chiedere aiuto”, dice.

Questo presupposto è rafforzato a scuola, dove i bambini a turno puliscono e servono il pranzo. Così “la fatica è ripartita tra diverse persone e le aspettative ruotano, e al tempo stesso tutti quanti sanno, per esempio, cosa significa pulire un gabinetto”, afferma Dixon.

Assumendosi la responsabilità degli spazi condivisi, i bambini sviluppano l’orgoglio di esserne responsabili e capiscono in modo concreto quali sono le conseguenze se fanno disordine, poiché dovranno pulire da soli. Questa etica si estende in senso lato agli spazi pubblici (ecco perché le strade giapponesi di solito sono così pulite). Un bambino in giro per la città sa di poter contare sul gruppo in caso di emergenza.

Il Giappone ha un tasso di criminalità molto basso, e questo di sicuro contribuisce a spiegare perché i genitori si sentono tranquilli a mandare fuori casa i bambini da soli. Tuttavia, spazi urbani di dimensioni proporzionate e una propensione culturale agli spostamenti a piedi e con i mezzi pubblici sono anche fattori determinanti nel favorire la sicurezza e, cosa forse altrettanto importante, la percezione della sicurezza.

“Gli spazi pubblici sono decisamente migliori. Spazi a misura d’uomo, che contribuiscono anche a tenere sotto controllo il flusso e la velocità”, sottolinea Dixon. Nelle città giapponesi la gente è abituata ad andare a piedi e i trasporti pubblici hanno la meglio sulla cultura dell’automobile: a Tokyo la metà degli spostamenti avviene su rotaia o in autobus, un quarto a piedi. Gli automobilisti sono abituati a condividere la strada e a dare la precedenza a pedoni e ciclisti.

La nuova moglie del padre di Kaito dice che non permetterebbe mai a un bambino di nove anni di prendere da solo la metropolitana a Londra o New York, a Tokyo invece sì. Questo non significa che nella metropolitana di Tokyo non si corra alcun rischio. Il problema dei palpeggiamenti ai danni di donne e ragazzine, per esempio, dal 2000 ha contribuito all’introduzione di carrozze solo per donne su alcune tratte della metropolitana. Eppure molti bambini in città continuano a prendere la metro per andare a scuola e a sbrigare commissioni nel quartiere senza essere sorvegliati.

Dandogli questa libertà, i genitori ripongono una grande fiducia non solo nei figli, ma nell’intera comunità. “Tanti bambini in tutto il mondo sono autonomi”, osserva Dixon. “Ma secondo me la cosa che più affascina gli occidentali in Giappone è il senso di fiducia e cooperazione che esiste, spesso tacito e non richiesto”.

Autore articolo: Selena Hoy

Fonte: “Internazionale”

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> Leggi l’articolo “Pedibus. La città a piccoli passi”. L’articolo degli alunni di Sava (Ta) su “La Gazzetta del Mezzogiorno”

> Leggi l’articolo “Pedibus – A scuola un passo dopo l’altro”. L’articolo di School News di Galatone (Le)”

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