Sabato 6 Dicembre alle ore 8.50 su RAI 2 il servizio sulla “Madonna del Verde” di Maruggio

Siamo lieti di informare che Sabato 6 Dicembre 2014 andrà in onda su RAI 2 a partire dalle ore 8.50 un servizio televisivo sul culto e la devozione della Madonna del Verde di Maruggio all’interno del programma “Sulla via di Damasco”.

Cogliamo l’occasione per fare alcuni sentiti ringraziamenti.

Ringraziamo l’amico Manolo Dinoi perché senza di lui niente sarebbe stato possibile; la bravissima Marina Gambini per la direzione artistica e tecnica di tutte le riprese; Adolfo e Stefano della troupe RAI di Taranto che sono rimasti a girare i video fino alla fine dei festeggiamenti.

Ringraziamo di cuore le signore Assunta Marzo, Lucia Gioia, Graziella Attolino e il signor Luciano Calasso per aver accettato di raccontare le loro storie ed aver confidato la loro profonda devozione nei confronti della nostra Madonna del Verde, trasmettendo a tutti emozioni indescrivibili.

Grazie agli amici Angelo Bolandrina e Umberto Scotti, all’arch. Salvatore Favale per averci messo a disposizione i balconi delle loro abitazioni per effettuare le riprese dall’alto. Grazie anche all’amico Andrea D’Armento del locale “Al Fico d’India” per la calorosa accoglienza.

Ringraziamo il Comandante Luigino Marsella e con lui tutti i nostri Vigili Urbani, che hanno collaborato e si sono messi a disposizione della troupe.

Grazie anche a Don Antonello Prisciano, come sempre ben disposto nei confronti di tutte le iniziative promosse dai Tutor Diocesani dei Beni Culturali Ecclesiastici dell’A.P.S. “Play your Place”: grazie al suo appoggio le attività del progetto pluriennale “Cultura, Arte e Fede” continuano a svilupparsi con costanza e risultati.

Grazie sempre e comunque a tutta la comunità maruggese, che sa sempre mostrare il meglio di se stessa!

Laboratorio partecipato “CuntameMò – racconti preliminari di comunità” a Ortelle (Le)

“CuntameMò – racconti preliminari di comunità” è un percorso promosso dal Comune di Ortelle (Le) e dalle Associazioni culturali Città Fertile e Mappaperta in collaborazione con l’Istituto comprensivo di Poggiardo (sede Ortelle) e l’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Lecce, finanziato dalla Regione Puglia PO FESR 2007-2013- ASSE VIII – Linea d’Intervento 8.1 – Azione 8.1.2.

CuntameMò è un processo di raccolta ed elaborazione di racconti preliminari di comunità per la redazione del DPP per il futuro PUG Piano Urbanistico Generale: il momento più delicato dell’indagine conoscitiva sulle risorse presenti nell’intero territorio comunale.

CuntameMò è anche un processo di raccolta dei racconti delle pratiche quotidiane e dei valori fondanti riguardanti gli spazi pubblici del comune di Ortelle e della frazione di Vignacastrisi. Tre azioni distinte che insieme costruiranno a breve l’ossatura del nuovo assetto territoriale del Comune di Ortelle, e con esso le sue regole di governo e la sua estetica urbana, parte essenziale dei valori identitari.

Questo progetto è stato attuato tramite tecniche di coinvolgimento sul web e tramite iniziative reali di analisi e progettazione partecipata. Il secondo tipo di esperienze sono ad oggi immaginate come delle esperienze di laboratorio reale con i cittadini, tramite le quali confrontarci sui temi della mobilità, del paesaggio, del verde, degli spazi pubblici, delle forme di rigenerazione. Sostanzialmente si sono realizzate delle passeggiate di comunità sui luoghi della vita del territorio: piazze, strade, monumenti, punti paesaggistici, giardini pubblici, etc…, alle quali sono seguite delle discussioni informali con l’ausilio di mappe e foto.

> Visita la pagina dedicata al progetto sul sito del Comune di Ortelle (Le)

> Visita il sito di “Città Fertile – gruppo tecnico orizzontale per le strategie urbane partecipate”

Segnaletica della bellezza per una geografia che attiri

Ho una proposta. Non so se il Ministro Franceschini o il Ministro Lupi chi di dovere mi ascolterà. Ma sogno un giorno di fare un tratto di autostrada e di vedere indicati nei cartelloni stradali non solo i nomi delle nostre località. Ma anche di veder comparire i nomi dei nostri tesori.

Insomma, i nomi della nostra geografia della bellezza. Che so, sulla A14, solo per stare a una delle arterie più trafficate in estate e non solo, vedere accanto al nome Ravenna anche “i magnifici mosaici di luce, santi e vegetazione”. Oppure, all’altezza di Cattolica, là dove si trova il famoso castello immortalato nell’Inferno di Dante al canto V, trovare l’uscita “Paolo e Francesca”. Un sindaco della zona ci provò, ma non ci riuscì. Oppure, quando si arriva verso Bologna, veder scritto che se volti a 800 metri puoi andare a vedere il meraviglioso Compianto di Niccolò dell’Arca. Vorrei che anche le indicazioni parlassero più di cosa siamo veramente. Va benissimo – per restare sulla A14 – che siano indicate la Wellnes Valley nata per sbuzzo di un noto imprenditore o il nome di un popolare parco giochi, ma perché non l’abazia di San Vitale? Ovunque può nascere una geografia più ricca, e più vera. Perché non segnalare con un po’ di fantasia la “terra delle voci cantanti” a Parma o che so “i dolcissimi colli della poesia” quando si arriva verso gli Euganei prima di Padova ? O verso la Toscana e il Lazio quante cose segnalare accanto ai nomi delle città, dai “belvedere delle ville di Frascati” ai “tramonti su san Giminiano”…

Ci sono tante cose di questo genere, si possono anche cambiare, rinnovare ogni tanto per fare spazio a quel che si ripete troppo stancamente essere il grande patrimonio artistico e culturale… Alcuni nomi di città evocano di per sé tesori di bellezza, ma occorre saper anche rinnovare i nomi, accostare soprannomi, perché quando uno è innamorato inventa nomi sempre nuovi. E chi è innamorato della bellezza d’Italia ne deve inventare sempre i nomi. Sì, d’accordo esistono a volte segnaletiche apposite, marroncine, un po’ nascoste, ma fanno un po’ l’effetto disincentivante che in tv faceva la scritta “rai edu”. Così invece, si darebbe finalmente a chi arriva in Italia e agli italiani stessi un’idea un po’ più viva, e anche un po’ più pazza – il che non guasta, per il paese del genio che deve sempre ringiovanire. Si accompagnerebbe il viaggiatore, anche quello distratto, che magari non ci pensa, dentro una galleria di incanti possibili, di stupori da scoprire o ritrovare. Si dice che il turismo è in calo. I dati, le statistiche… E anche il sole che fa le bizze, e il clima tropicale di un’estate che sembra esser stata fatta per rovesciare tutti i luoghi comuni sul Paese del sole e del mare.

Ora si può certo sperare che non si ripeta più, che le cose in futuro vadano meglio. Ma forse occorre anche seriamente cominciare a pensarsi diversamente. Già da un po’ – ce ne siamo accorti tutti, non solo gli operatori specializzati – chi cerca a buon prezzo sole e mare va spesso altrove, “complici” anche i voli low cost. Ma certe cose si trovano solo qui. Però dobbiamo esibirle in tutti i modi, farne sempre di più la nostra geografia e il nostro nome vivace e bello. Non bisogna avere paura di quel che siamo, e di dirlo. Anche in questo modo. Solo così possiamo tornare a essere il posto dove almeno una volta nella vita occorre venire. Per vedere la bellezza che illumina gli occhi, anche se il sole non splende sempre.

Autore articolo: Davide Rondoni

Articolo pubblicato su “Avvenire”

Aspettando la festa patronale di Maruggio: San Giovanni Battista tra storia e arte

LA STORIA

Nel Vangelo di Luca (1, 5) si dice che era nato in una famiglia sacerdotale, suo padre Zaccaria era della classe di Abia e la madre Elisabetta, discendeva da Aronne. Essi erano osservanti di tutte le leggi del Signore, ma non avevano avuto figli, perché Elisabetta era sterile e ormai anziana. Un giorno, mentre Zaccaria offriva l’incenso nel Tempio, gli comparve l’arcangelo Gabriele che gli disse: “Non temere Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita, poiché sarà grande davanti al Signore”. Dopo quella visione, Elisabetta concepì un figlio fra la meraviglia dei parenti e conoscenti, e il padre Zaccaria che all’annuncio di Gabriele era diventato muto per la sua incredulità, riacquistò la voce. Quando ebbe un’età conveniente, Giovanni conscio della sua missione, si ritirò a condurre la dura vita dell’asceta nel deserto. Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio (28-29 d.C.), iniziò la sua missione lungo il fiume Giordano, con l’annuncio dell’avvento del regno messianico ormai vicino, esortava alla conversione e predicava la penitenza. Giovanni in segno di purificazione dai peccati e di nascita a nuova vita, immergeva nelle acque del Giordano, coloro che accoglievano la sua parola, cioè dava un Battesimo di pentimento per la remissione dei peccati, da ciò il nome di Battista che gli fu dato. Anche Gesù si presentò al Giordano per essere battezzato e Giovanni quando se lo vide davanti disse: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato dal mondo!”. Giovanni aveva operato senza indietreggiare davanti a niente, neanche davanti al re d’Israele Erode Antipa († 40 d.C.), che aveva preso con sé la bella Erodiade, moglie divorziata da suo fratello; ciò non era possibile secondo la legge ebraica, la “Torà”, perché il matrimonio era stato regolare e fecondo, tanto è vero che era nata una figlia Salomè. Per questo motivo un giudeo osservante e rigoroso come Giovanni, sentiva il dovere di protestare verso il re per la sua condotta. Infuriata Erodiade gli portava rancore, ma non era l’unica; perché il Battesimo che Giovanni amministrava, perdonava i peccati, rendendo così inutili i sacrifici espiatori, che in quel tempo si facevano al Tempio, e ciò non era gradito ai sacerdoti giudaici. Erode fece arrestare e mettere in carcere Giovanni su istigazione di Erodiade, la quale avrebbe voluto che fosse ucciso, ma Erode Antipa temeva Giovanni, considerandolo uomo giusto e santo, preferiva vigilare su di lui e l’ascoltava volentieri, anche se restava molto turbato. Ma per Erodiade venne il giorno favorevole, quando il re diede un banchetto per festeggiare il suo compleanno, invitando tutta la corte ed i notabili della Galilea. Alla festa partecipò con una conturbante danza anche Salomè, la figlia di Erodiade e quindi nipote di Erode Antipa; la sua esibizione piacque molto al re ed ai commensali, per cui disse alla ragazza: “Chiedimi qualsiasi cosa e io te la darò”; Salomé chiese alla madre consiglio ed Erodiade prese la palla al balzo, e le disse di chiedere la testa del Battista. A tale richiesta fattagli dalla ragazza davanti a tutti, Erode ne rimase rattristato, ma per il giuramento fatto pubblicamente, non volle rifiutare e ordinò alle guardie che gli fosse portata la testa di Giovanni, che era nelle prigioni della reggia. Il Battista fu decapitato e la sua testa fu portata su un vassoio e data alla ragazza che la diede alla madre.

Autore: Antonio Borrelli

L’ARTE

I temi ispirati alla figura del Battista sono raggruppati attorno a cinque momenti principali.

La Natività di S. Giovanni: preannunziata dall’angelo Gabriele a Zaccaria ormai vecchio; egli incredulo di fronte alla notizia insperata, verrà punito per la sua incredulità rimanendo muto fino al parto della moglie Elisabetta, quando riacquistata la parola imporrà al bambino il nome di Giovanni;

S. Giovanni nel deserto: Il Santo viene rappresentato giovane, (ha infatti meno di trent’anni), solo, nel deserto della Giudea, privo delle vesti, e coperto solo da pelli di cammello, Nel paesaggio circostante spesso viene inserito un corso d’acqua che allude al Giordano e al battesimo di Cristo. In molti casi il Santo indica un agnello o il bastone a forma di croce con chiaro valore allusivo a conferma della sua predicazione profetica che precede l’inizio dell’attività pubblica di Gesù;

Il Battista tra le folle: è il momento della predicazione alla gente che lo segue ammaliata dalla veemenza delle sue parole e dall’aspetto insolito e reso “selvaggio” dalla vita nel deserto. Da questa fase della vita del Santo prendono spunto tre diverse iconografie: la predica alle folle, il battesimo dei neofiti, e l’ultima in cui S.Giovanni indica Gesù come il Messia;

Il Battesimo di Gesù: Il santo appare provato dalla vita nel deserto. E’ rapresentato spesso con la pelle scura e vestito con pelli di animale. Oltre al personaggio di Cristo che ha, ovviamente, un ruolo centrale, sono presenti nell’iconografia altri personaggi, i battezzandi che indossano vesti bianche, la folla e talvolta gruppi di angeli.

Il banchetto di Erode: durante la precazione di Giovanni il re Erode Antipa aveva tollerato le folle raccolte dal Santo e non aveva reagito di fronte al pericolo della sedizione suscitato dalla predicazione del Battista. Ma di fronte all’accusa di essere l’amante della cognata Erodiade (moglie del fretello Filippo) non perde l’occasione di disfarsi della presenza del Battista, e secondo il Vangelo di S. Matteo fa arrestare e uccidere il Santo.

Testi e immagini dalla piccola mostra documentaria sulla storia dei Santi e sulla loro iconografia e rappresentazione nella storia dell’arte, allestita in Chiesa Madre dai Tutor Diocesani dei Beni Culturali Ecclesistici dell’A.P.S. “Play your Place. Il luogo in gioco” di Maruggio (Ta) in occasione dei festeggiamenti in onore dei Santi Giovanni Battista e Cristoforo (anno 2012)