23-24 Novembre 2013 a Bari: “Fare Politica” (OPEN – La Politica fatta in casa)

È un incontro che si terrà il 23 e 24 novembre 2013, presso il laboratorio urbano “Officina degli Esordi”, al primo piano dell’autosilo di via Crispi n°5, a Bari.

Fare Politica è aperto a tutti: singoli, collettivi, organizzazioni e istituzioni.

Durante l’assemblea si alterneranno momenti di dibattito con relatori nazionali ed internazionali, workshop, proiezioni e attività di networking che vedranno coinvolte esperienze provenienti da tutta la Puglia.

Obiettivo dell’evento è tessere un’unica maglia di relazioni, idee, persone, progetti e buone pratiche che hanno un comune denominatore su cui puntare per le scelte che disegneranno il futuro della Puglia.

COS’È OPEN?

Siamo una rete di persone e di progetti che hanno a cuore il futuro della Puglia.

Le nostra storie raccontano la Puglia che cambia e quella che è già cambiata, che si muove. Agisce. Sperimenta. Osa.

Crediamo nei processi aperti e trasparenti, nella condivisione dei saperi, nell’innovazione, nella cooperazione e nella giustizia sociale.

Promuoviamo un processo sociale per mettere in condivisione le esperienze di innovazione sociale, ambientale, economica e innescare attivazione sul territorio pugliese.

Vogliamo cambiare il mondo, iniziando dalla Puglia.

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Alberto Magnaghi: “Il patrimonio della Puglia a rischio fra cemento, pannelli e pale eoliche”

Il professore che ha redatto il Piano paesaggistico adottato dalla Puglia in tema di vincoli ambientali: una dissennata furia edificatoria ci ha riempiti di capannoni e appartamenti vuoti in periferie degradate, ecco perché bisogna approvare il Piano di tutela”

“In Puglia ho trovato un grande consumo di suolo e anche una enorme occupazione edilizia, con molto abusivismo sulle coste, e con periferie caratterizzate da bassa qualità costruttiva e disordine urbanistico. A questa visione si oppone, tuttavia, un patrimonio paesaggistico straordinario che rischia di essere trattato molto male, in nome di un’idea di sviluppo distorta che può magari dare benefici economici nell’immediato, ma annientare completamente le ricchezze del territorio”.

Sono le impressioni dell’urbanista Alberto Magnaghi, professore emerito alla facoltà di Architettura di Firenze, e, dal 2008 al 2011, responsabile scientifico del Piano paesaggistico territoriale adottato formalmente lo scorso 2 agosto dalla Regione. E sul quale si è sviluppato un dibattito molto acceso: da una parte la vice presidente della Regione, l’assessore Angela Barbanente, che quel piano ha fortemente voluto, e dall’altra una compagine di detrattori (dai sindaci ai costruttori) che a vario titolo e con sfumature diverse hanno contestato soprattutto la tempistica dei nuovi vincoli.

Professore, quali emergenze territoriali ha incontrato durante il suo lavoro in Puglia?
“Propongo un esempio che, da solo, giustifica e legittima una volta di più la necessità di darsi delle regole nella tutela e valorizzazione del paesaggio. Nella vostra regione mi sono imbattuto in immensi campi fotovoltaici e in un cimitero di croci, nel Subappenino Dauno ma anche in diverse altre aree di pianura, costruito da megaimpianti eolici che occupano ormai militarmente il paesaggio. Si parla di un consumo di suolo che, al di là delle urbanizzazioni, continua ora con questi impianti che hanno uno scarso rendimento economico. Tutti vogliamo le energie rinnovabili certo, ma purché lo si faccia in coerenza con le ragioni della salvaguardia e della valorizzazione del patrimonio ambientale”.

Il Piano paesaggistico si occupa anche di questo?
“Assolutamente. Nelle linee guida sulle rinnovabili si propone di eliminare gli impianti fotovoltaici a terra e di trasferirli sui tetti delle fabbriche nelle zone industriali o commerciali, facendone anche aree di produzione delle energie. E qui un dialogo su un progetto sperimentale è stato avviato con l’Asi diBari-Modugno. Perché il nostro, sia chiaro, non è un Piano di vincoli, ma progettuale: per ogni divieto sono formulate proposte alternative”.

Può suggerirci qualche altro esempio?
“Si prenda il caso delle coste: finora le linee di intervento, sia abusive che legali, sono statequelle dell’occupazione attraverso infrastrutture – case, alberghi e villaggi – inseguendo una linea di tendenza che potrebbe trasformare dune, spiagge e scogliere in una sola colata di cemento. Il Piano, invece, tende a dare valore paesaggistico, ambientale e culturale alle città storiche sul mare e agliaspetti naturalistici, pure di un’ampia fascia dell’entroterra”.

Ma quali sono gli elementi che ritiene caratterizzanti del Piano paesaggistico?
“C’è da sottolineare, intanto, che attraverso l’adozione di questo strumento la Puglia è all’avanguardia, essendo la primaregione a licenziarlo in accordo con le regole del ministero per i Beni culturali. C’è di più che questa nuova generazione di Piani paesaggistici, per la prima volta, riguarda l’intero territorio regionale. Il che prefigura pure un intervento attivo di valorizzazione e riqualificazione di paesaggi degradati, dalle periferie urbane alle zone industriali”.

Cosa dice, invece, dinanzi al grido d’allarme lanciato dall’Ance che teme una paralisi totale di un’edilizia già in affanno?
“Intanto non è certo il Piano paesaggistico ad aver determinato la crisi del settore edilizio, in corso da diversi anni, quanto una dissennata furia edificatoria che ci ha riempiti di capannoni e appartamenti vuoti in periferie degradate. Ora un Piano come questo può, al contrario, avviare un patto con i costruttori perché magari siano avviati anche investimenti pubblici sulla riqualificazione e sul riuso delle periferie del degrado con abbattimenti, ricostruzioni e riutilizzi”.

Un’intesa è possibile, allora?
“Purché il settore edilizio invece di pensare alla rendita breve si attrezzi con investimenti produttivi per la qualità del costruito, la sua valenza di risparmio e produzione energetica, senza più consumare suolo agricolo. È tempo che ci preoccupi della qualità della vita, all’interno della città”.

Autore articolo: Antonio Di Giacomo

Articolo pubblicato su “La Repubblica”, 20 Settembre 2013