“La Madonnina”, “Torre dell’Ovo” e l’insediamento romano: tre contributi sui siti costieri di Maruggio (Ta)

Registrandosi gratuitamente al sito “Academia.edu” è possibile leggere e scaricare tre contributi scientifici a cura di Gianfranco Mele, studioso locale di etnobotanica, etnologia e antropologia, e di Carlo De Mitri, archeologo.

Si tratta di interessanti approfondimenti, riguardanti altrettanti suggestivi siti archeologici del litorale di Maruggio, in provincia di Taranto:

“Maruggio: da Artemis Bendis alla Madonnina dell’Altomare. I resti di un antico tempio precristiano”

– “Torre Ovo (ex Capo dell’Ovo): l’antico porto, la città detta Civita Vecchia e la necropoli”

– “Inanissima pars Italiae. Dinamiche insediative nella penisola salentina in età romana” (pag. 65)

Buona lettura!

Presentati alle Scuole i nuovi progetti educativi di “Play your Place”

In occasione dell’avvio del nuovo anno scolastico, l’A.P.S. “Play your Place”– da sempre impegnata nella didattica e nell’accompagnamento intellettuale dei più piccoli – ha presentato a Maruggio e in altri istituti scolastici della provincia alcuni nuovi progetti educativi, con l’auspicio che essi possano essere inseriti nella programmazione ordinaria.

Con metodi e strumenti sempre nuovi, da molti anni “Play your Place” si dedica con passione all’organizzazione di percorsi formativi legati ai temi della conoscenza del territorio, della sensibilizzazione ambientale e della cittadinanza attiva, che puntano allo sviluppo delle competenze e alla crescita culturale delle nuove generazioni.

Di seguito i progetti didattici proposti alle scuole per l’anno scolastico 2016/2017.

Il progetto “I Santi sui muri. Censimento partecipato delle edicole votive di Maruggio” intende promuovere l’arte come strumento di conoscenza del patrimonio storico artistico e culturale locale.

La storia di un paese non passa solo attraverso l’arte “maggiore” – quella di grandi pittori dai pennelli formidabili o dai bravi architetti dall’ingegno raffinato – ma anche da tante piccole forme di arte popolare che con semplicità e bellezza sanno cogliere i tanti aspetti della vita quotidiana.

Rientrano a pieno titolo in questa categoria le edicole votive edificate da privati cittadini in segno di devozione e riconoscenza verso i Santi. Conoscere, rispettare e recuperare queste edicole è un dovere di tutti i cittadini.

Il progetto si pone l’obiettivo di operare il censimento, il rilevamento fotografico e la schedatura delle edicole religiose. I protagonisti di questa ricerca saranno gli studenti che condurranno in tutta l’area urbana (e possibilmente nel territorio rurale), un’indagine conoscitiva sulle edicole sacre, sia di quelle pregevoli che di quelle di scarso valore artistico, ma tutte comunque espressione di una forte e radicata spiritualità, quella stessa che nei secoli ha costituito la pietas popolare.

Le correnti migratorie di questi anni verso i paesi industrializzati (Italia compresa) fanno parte di un processo storico che si ripete ciclicamente, e di conseguenza destinato a non esaurirsi rapidamente. Ne consegue una progressiva trasformazione della nostra società in una realtà multiculturale e questo sta obbligando ciascuno di noi a misurarsi con il problema della diversità.

Tuttavia il fenomeno migratorio – che rappresenta di per sé un’opportunità di arricchimento – è troppo spesso accompagnato da campagne mediatiche che promuovono la paura ed il sospetto per tutte le diversità, diffondendo messaggi che stigmatizzano intere popolazioni sulla base di comportamenti individuali.

Il principale obiettivo educativo che si prefigge il progetto “A scuola nessuno è straniero. Primo approccio alla multiculturalità” è quello di avviare gli alunni all’educazione interculturale per stimolarli all’accettazione e al rispetto reciproco e cioè educarli al rapporto con gli altri aiutandoli a scoprire l’“altro” in quanto valore, risorsa, diritto e possibilità di crescita indipendentemente dalla nazionalità, razza, sesso, colore, religione, opinione politica, ecc. che sono le basi essenziali per un’educazione alla pace.

Il valore principale del progetto è quello di aver iniziare un processo di sensibilizzazione che a lungo termine potrebbe contribuire a mutare gli atteggiamenti di intolleranza di un’intera generazione, a smorzare la diffidenza verso il “diverso” e promuovere una maggior comprensione della ricchezza intrinseca nei processi di incontro e scambio fra persone di origini e culture diverse.

“Vivi responsabile. I bambini abitano, consumano e si muovono sostenibile” è un percorso partecipato che coinvolge un gruppo di bambini e le loro famiglie, nello sperimentare insieme l’ecologia in città, approfondendo il tema dell’educazione ambientale, sviluppando comportamenti individuali e collettivi per vivere sostenibile e diffondendo nuovi stili di vita.

I temi approfonditi nel corso delle attività e degli eventi previsti sono quello dell’abitare responsabile, del muoversi sostenibile in città e del consumare in maniera consapevole.

“Vivi Responsabile” non è un percorso di formazione tradizionale sui temi della sostenibilità, o un ciclo di incontri per trasmettere “contenuti esperti” sullo sviluppo sostenibile, ma è il tentativo di innescare un movimento culturale dal basso che coinvolge direttamente i bambini, i ragazzi e le loro famiglie che giornalmente contribuiscono all’equilibrio sostenibile della nostra città.

Un percorso in-formativo che pone l’attenzione sulla conoscenza degli impatti locali e globali che derivano da alcune scelte individuali insostenibili (spostamenti da casa a scuola in automobile anche per pochi metri, acquisti di prodotti nocivi per la propria salute e per l’ambiente, dispendio inutile di energia domestica, aumento nella produzione di rifiuti domestici, raccolta differenziata effettuata non correttamente, ecc.) e a sperimentare concretamente l’acquisizione di nuove abitudini, di diversi modi di consumare e di scelte personali e/o collettive sempre più consapevoli e informate.

In questi ultimi anni si sta ponendo con sempre maggiore urgenza il problema dell’aumento del traffico automobilistico nelle aree urbane con effetti negativi sulla sicurezza stradale, sulla qualità della vita delle persone e sull’ambiente.

Per affrontare questi problemi sono stati introdotti modelli di mobilità sostenibile finalizzati a garantire, fra le altre cose, la sicurezza stradale, la salvaguardia della salute umana, il rispetto e l’integrità dell’ambiente.

Il progetto “A scuola da soli”. Progetto di percorsi casa / scuola in sicurezza, a piedi o in bicicletta” si propone, pertanto, di individuare modelli di mobilità alternativi al caotico, solitario e nocivo (per la salute di tutti) utilizzo eccessivo dell’automobile privata, soprattutto per gli spostamenti da casa a scuola, sviluppando la capacità di spostamento autonomo e sicuro dei bambini e dei ragazzi, sperimentando il cosiddetto “Pedibus”, un “autobus” fatto di bambini, genitori, volontari che si muove a piedi per coprire la distanza che separa le proprie case dalla scuola.

Il progetto di educazione stradale “A scuola da soli” propone al territorio di lavorare attraverso la metodologia della progettazione partecipata che, tra le tante forme di collaborazione tra amministratori e cittadini, è quella che maggiormente consente di affrontare i problemi della città nella prospettiva di diffondere responsabilità civica e cultura della sostenibilità.

In una scuola, il parco/giardino deve essere considerato un “ambiente educativo” all’aperto e non uno spazio esterno grande, anonimo, vuoto e piatto, dove i bambini possono semplicemente sfogarsi, dove regna la confusione, la dispersione, l’agitazione e la noia.
Per arricchirlo, non è sufficiente collocare una serie di attrezzature, altrimenti lo si trasformerebbe banalmente in una palestra all’aperto.

Il concetto di progettazione partecipata che sottende alla proposta didattica “Progetta il tuo parco. Itinerario didattico di progettazione partecipata”, si fonda sulla convinzione che un luogo appartenga prima di tutto a chi lo abita e lo utilizza, e non solo a chi lo realizza. È dall’ascolto della varie esigenze, dall’incontro dei diversi bisogni, dalla negoziazione delle divergenze che può scaturire il nuovo disegno dei luoghi e degli spazi che, oltre che piacevoli, devono essere accoglienti, vivibili, stimolanti, coinvolgenti.

Le proposte di riqualificazione che verranno fuori dal processo partecipativo conterranno utilissime informazioni ai progettisti, indicando bisogni e aspettative di coloro che conoscono perfettamente lo spazio in questione..
Quando un progetto di riqualificazione vede la partecipazione e il coinvolgimento dei bambini (e più in generale degli abitanti) ha maggiori possibilità di successo: dove infatti si sviluppa un’interazione tra la comunità e lo spazio, aumenta il senso di appartenenza.

Dal 9 all’11 Settembre a Maruggio e Campomarino (Ta): “5 POINZ Italy – Festival delle Culture Metropolitane”

 

Dopo il successo del primo appuntamento a Polignano a Mare (Ba) di 5 POINTZ Italy | Festival delle Culture Metropolitane, ideato e coordinato da Angelo Raffaele Villani dell’Associazione culturale OpificioCreativo, con ROSSOCONTEMPORANEO ed in collaborazione con Gigi Rigliaco, direttore artistico di ART and ARS Gallery di Galatina (Le), il Format del mondo metropolitano si sposta in terra ionica, con la seconda tappa di Campomarino e Maruggio (Ta) del 9.10.11 settembre p.v.

L’evento di Maruggio e Campomarino (Ta) prevede una fitta serie di appuntamenti che si svolgeranno in tre diverse location:

1. Negli spazi espositivi del Cineteatro Impero, in Via Nazario Sauro, con la mostra d’arte contemporanea e documentaria “WOW, e basta”, in collaborazione con ROSSOCONTEMPORANEO e ART and ARS Gallery, in un confronto artistico tra Pop Art e Street Art/Graffitismo, tra assonanze e dissonanze. In mostra la poliedricità comunicativa di artisti, tutti pugliesi, appartenenti ai linguaggi espressivi di Pop Art e Street Art, in un percorso che si fa confronto attivo, con, a volte, momenti di sovrapposizione narrativa pur nella diversità.

In mostra: AWER, Chekos’Art, Guido Corazziari, Fenix Asar, Fabrizio Fontana, Frank Lucignolo, Salvatore Masciullo, Neea.Bros, Nekos One, Nocci, Nista, Massimo Pasca, SPIT, Stencilnoire.

2. Sulla facciata del Cineteatro Impero, con “IMPERO”, la prima opera di urban art della cittadina tarantina, inserita nel percorso regionale di 5 POINTZ Italy. A realizzare l’opera, tematicamente incentrata su memorie e personaggi della storia del teatro e del cinema, alcuni degli street artists più attivi e rappresentativi del panorama pugliese, appartenenti a crew ed associazioni operanti sul terreno nazionale, ma non solo;

3. Al Cineteatro Impero, con talk tematico d’indagine ed analisi del fenomeno metropolitano, con ospiti, docenti universitari, curatori e galleristi; ma anche con la proiezione del film indipendente NUMERO ZERO, storia del rap italiano, ed altri appuntamenti ancora. Al talk, tra gli altri: Massimo Guastella, Professore di Storia dell’Arte Università del Salento e Direttore del MAP Brindisi, il gallerista Gigi Rigliaco, Direttore artistico di ART and ARS Gallery, lo scrittore e giornalista Ennio Ciotta, l’architetto ed urbanista Francesco Maiorano, con la scrittrice ed editor tarantina Mara Venuto, in qualità di moderatrice.

4. Previsti collegamenti e/o interventi video da Milano col creativo Miki Degni, da Verona con l’architetto Daniela Cavallo, da Rimini con Antonio Libutti, ideatore e produttore di “Con gli occhi al muro”, un film documentario e ricognitivo sulla street art italiana.

5. In Piazzale Italia a Campomarino, con un DJ Set ad opera di DJ Peg, tra i più attivi operatori del settore nella scena provinciale.

> Per conoscere più nel dettaglio il programma delle tre giornate, consulta il sito dedicato

> oppure scarica il programma completo

https://5pointzitaly.com/

“D’Azzia Sposi a Palazzo”, rievocazione storica a Laterza (Ta) il 10 e 11 Settembre

L’evento dal titolo “D’Azzia Sposi a Palazzo”, è una rievocazione storica, che parte da un attento studio della nostra storia passata legata al 1600.

In una rievocazione storica è importante: la ricerca delle fonti storiche e la valorizzazione della memoria locale, lo spettacolo proposto che diventa valido veicolo di promozione culturale e turistica, e lo spirito di forte aggregazione nella collettività.

La città di Laterza, è terra di sapori tradizionali, ma ha anche un interessante sito storico-culturale. Nello splendido diadema della gravina si nasconde l’antichissimo abitato, ricco di edifici storici e religiosi di notevole valore architettonico. Ad esempio il Palazzo Marchesale del 1393, la fontana Cinquecentesca costruita dal Marchese d’Azzia, la Cantina Spagnola insediamento rupestre unica nel suo genere con affreschi che uniscono il sacro al profano, la chiesa Matrice San Lorenzo Martire, l’abbazia di Santa Maria La Grande (la chiesa più antica di Laterza risalente al 1112 e altro).

Nel 600 inoltre a Laterza ha avuto il suo massimo splendore la produzione di maioliche artistiche, quali vasi da farmacia, albarelli, piatti da parata, alzatine etc. in monocromia turchina. Pezzi di maiolica laertina sono sparsi nei musei del mondo come Mosca, Londra, Faenza, Lecce.
L’evento intende valorizzare anche questa antica arte con la mostra all’interno del Castello di maioliche che si rifanno alle forme e agli stilemi secenteschi prodotte dagli artigiani locali.
L’evento sul seicento unisce un momento di riscoperta e valorizzazione storico-culturale e un momento di spettacolo.
La ricostruzione dell’evento, parte da fonti storiche che documentano e narrano la vita feudale e non, del 1600 a Laterza.

LA STORIA

In quel tempo la Terra di Laterza era dominata dalla famiglia d’Azzia Marchesi di Laterza, conti di Noja e Grandi di Spagna. La loro presenza sul nostro territorio lascia una forte impronta spagnola, questo lo si percepisce da diversi interventi tra cui, la Cantina Spagnola insediamento rupestre interamente affrescata con dame e cavalieri seicenteschi.
L’evento rievoca il 1610, l’arrivo dalla Spagna nella Terra di Laterza del Marchese Giuseppe (5° marchese di Laterza) e della sua sposa Isabella Aldano accompagnati da varie figure di prestigio. Ad attendere il loro arrivo, il sindaco dell’Università di Laterza, che organizza una grande festa con fuochi d’artificio, giochi, musica e un banchetto in loro onore.

IL PROGRAMMA

Sabato 10 settembre
ore 19:00 | Sala Cavallerizza Convegno “La necessità dell’apparire. La magia del costume e l’arte della tavola dal banchetto barocco al finger food”
MUMA – Museo della Maiolica fino al 25 settembre Mostra “Il MUMA ospita la collezione di arte tessile di A. Caprai”
Sala Cavallerizza fino al 25 settembre Mostra fotografica e di abiti di scena “L’eleganza e i fasti del ‘600: abiti ed accessori alla corte dei D’Azzia”

Domenica 11 settembre
ore 18:00 Palazzo Marchesale e vie limitrofe D’Azzia Sposi a Palazzo Giochi, danze, artisti, sbandieratori e figuranti in costumi seicenteschi per un tuffo nella storia e nella tradizione

Fonte: “Pro Loco Laterza”

Storia e profilo dell’Ordine degli Ospitalieri, poi Ordine di Malta

Manca esattamente un mese al 2 Ottobre 2016, giorno in cui andrà in scena la prima edizione di “Attacco a Maruggio”, l’evento organizzato dalla “Pro Loco Maruggio” (con il patrocinio del Comune di Maruggio, media partner “La Voce di Maruggio”) nell’ambito del progetto “Sulle orme dei Cavalieri Crociati in Terra di Maruggio”.

Si tratta di una rievocazione storica nel ricordo dell’attacco dei Turchi alla Commenda Magistrale dei Cavalieri di Malta – possidenti di Maruggio – avvenuto il 13 Giugno 1637.
Il canovaccio della rievocazione affonda le sue ragioni storiche nelle pagine del libro di Tonino Filomena (coautore Cosimo E. Marseglia) dal titolo, appunto, “Attacco a Maruggio: 13 giugno 1637 – Cronaca di una giornata di pirateria turca nel contesto politico – sociale europeo”.

Per conoscere più da vicino questi nostri antenati, iniziamo oggi una serie di approfondimenti tematici, per giungere alla data dell’evento più preparati e meglio informati.

L’Ordine degli Ospitalieri ha antiche origini, antecedenti alla spedizione crociata. Infatti il nome stesso dell’ordine deriva dallo “spedale” dei pellegrini cristiani, eretto dai mercanti Amalfitani negli anni cordiali di Carlo Magno – Imperatore dei Paladini – e di Harun – Califfo delle Mille e una Notte – quando in Terrasanta i cristiani ed i musulmani si tolleravano.

Scopo dello “spedale” era chiaramente quello di accogliere i pellegrini malmessi dopo il lungo e difficile viaggio. Successivamente il fine mutò, in parte, ed i Cavalieri Ospitalieri parteciparono anche alle azioni di guerra, affianco ai Templari, in difesa dei territori conquistati nella Prima Crociata.

Non a caso il simbolo dell’Ordine è una croce ad otto punte, proprio come la croce Amalfitana.

Le sue 8 punte possono simboleggiare le Beatitudini che Gesù pronunciò nel discorso della montagna, oppure alcune importanti virtù cristiane: lealtà, pietà, franchezza, coraggio, gloria ed onore, disprezzo per la morte, solidarietà verso i poveri ed i malati, rispetto per la Chiesa.
Ma possono anche rappresentare le 8 nazionalità di provenienza dei Cavalieri di San Giovanni oppure gli 8 princìpi che dovevano rispettare gli antichi cavalieri: spiritualità, semplicità, umiltà, compassione, giustizia, misericordia, sincerità, sopportazione.

L’Ordine Ospitaliero di San Giovanni in Gerusalemme (successivamente noto come Ordine di San Giovanni) fu costituito da Fra Gerardo Sasso, reggente dell’ospedale e chiesa amalfitani già dal 1099. L’Ordine fu ufficialmente approvato da Papa Pasquale II nel 1113.

Le vesti originarie erano quelle benedettine (tunica nera). Ottenuto il riconoscimento ufficiale, gli ospitalieri aggiunsero il mantello – ancora nero – e la croce bianca ad otto punte (amalfitana) apposta nel petto, dalla parte del cuore.

Lo stendardo, invece, era rosso con una croce bianca lineare. Successivamente, anche le vesti divennero rosse (periodo in cui l’Ordine era noto come Ordine di San Giovanni).

Già nel 1130 Papa Innocenzo II decretò “che la Religione in guerra portasse uno stendardo con croce bianca in campo rosso”. Nel XIII secolo l’uso della croce latina si diffonde nell’Ordine. La bolla di Papa Alessandro IV del 1259 permette ai Cavalieri l’uso in guerra di una sopravveste rossa a croce latina bianca.

Insieme agli altri monaci crociati, i cavalieri combatterono con eroismo. Dopo la ritrovata unione politica e religiosa maomettana, il Krak dei Cavalieri, la più importante fortezza cristiana in Terrasanta, presidiata dai Cavalieri Ospitalieri, cede a Baibars nel 1271. Successivamente cede San Giovanni d’Acri. Ciò mette fine all’avventura in Terrasanta dei Cavalieri di San Giovanni in Gerusalemme, costretti a fuggire a Cipro.

Riorganizzatisi a Cipro, i cavalieri partono alla conquista di Rodi, che avviene nel 1308. Da questo momento i Cavalieri di San Giovanni in Gerusalemme vengono anche detti di Rodi.
A Cipro, l’Ordine scopre la sua vocazione marinara, diventando presto una temibile potenza navale, che inflisse duri colpi all’invadenza islamica, scacciando i musulmani dal Mediterraneo orientale. Da questo momento lo stendardo della cavalleria diventa la bandiera delle navi, e lo rimarrà per ben sei secoli.

Nel 1552 (il 18 dicembre), dopo secoli di battaglie, di tentativi di sbarco e di assedi respinti, i cavalieri furono costretti poi a lasciare Rodi, occupata dai turchi ottomani di Solimano I, e rimasero senza patria fino al 1530.
Infine Gran Maestro Fra Lisle-Adam, che intende continuare nella lotta di difesa dalle invasioni islamiche, chiede l’ intervento di Papa Clemente VII sull’Imperatore Carlo V, nella sua qualità di Re di Sicilia. Questi finisce col concedere all’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni in Gerusalemme e di Rodi l’isola di Malta, con Gozo e Tripoli.

Il simbolo di Malta – la croce ad otto punte bianca in campo rosso – è legato indissolubilmente all’ordine di San Giovanni, che dalla venuta nell’isola divenne il “Sovrano Militare Ordine Gerosolimitano di Malta”.

Le vesti tornarono nere con lo stendardo ancora rosso, bianco crociato.

Le agili galee dell’Ordine condurranno la guerra da corsa contro i Turchi. Nel 1564 Solimano ordinò che si distruggesse quel “nido di vipere”, capace, da uno “scoglio” del mediterraneo, di offendere e colpire il vasto impero degli Osmanlì”.

Tutto l’ Islam, in armi, sviluppò l’offesa contro Malta. I Cavalieri, sempre più estenuati e decimati ributtarono attacchi su attacchi e, come nel 1480, da soli, sconfiggono l’immenso impero degli Osmanlì.

Nel 1571, l’Ordine di Malta fa parte della potente Lega fra Spagna, Venezia, il Pontefice, il Duca di Savoia, il Granduca di Toscana, Genova, e il Regno di Sicilia, che affrontò vittoriosamente a Lepanto, sotto la guida di Giovanni d’Austria, l’armata turca, comandata da Alì Pascià.

Fu Napoleone che, infrangendo la “neutralità dell’Ordine”, attaccò l’isola, inducendo alla resa i Cavalieri, che, ligi alla vecchia regola dell’Ordine, che vietava loro di impugnare le armi contro altri cristiani, non reagirono e lasciarono che la Storia voltasse pagina.

Dalla caduta di Malta l’Ordine è stato spesso travagliato da crisi di identità, e si è grandemente mutato nella sua forma esteriore, dovendosi adeguare alle mutate esigenze dei tempi.

L’attuale “Sovrano Militare Ordine di Malta”, con sede a Roma, proviene sostanzialmente dal Priorato di Russia, formatosi dopo la resa di Malta, che, militaristi convinti, ritennero “resa ingloriosa”.
Attualmente l’Ordine è tornato alla sua antica vocazione assistenziale, ed affronta nuovamente la lotta contro le malattie, la miseria, l’ ignoranza ed il disordine morale attraverso numerosi opedali sparsi nel mondo.

Autore articolo: Gian Luca Todini
Fonte: “Il Portale Medievale”

> Guarda anche il sito “Cavalieri di Malta”

> Consulta il sito “Biblioteca Melitense”