“Muri a secco”, un video e un’ode

Avete mai osservato un muro a secco ferito? Le pietre, squarciato il loro ordine antico, lasciano vedere la loro originaria natura, la loro giovinezza di calcare appena dissepolto. Color ocra, a volte un po’ sanguigno.
Vedi il colore del tempo, puoi misurare il tempo se metti a confronto le due facce di una sola pietra.
All’esterno è scura, severa nel colore, lavata da ogni impurità, asciutta, scarna e un po’ rugosa. La pioggia degli anni, ere di solleone e i venti di ogni direzione l’hanno resa tale.
Nelle sue pieghe trovano rifugio e protezione esseri da nulla, per i quali la pietra è reggia: chiocciole, muschi a volte, minuscole piantine.
Allineata alle altre sue pari, avanguardia contro invasioni, soprusi, cedimenti, in difesa del terreno contro dimenticanze e contaminazioni.

L’altra faccia della pietra è un po’ sorpresa. Sorpresa di ritrovarsi allo scoperto, in faccia al sole, nuda, piena d’impurità, ricoperta di terra insieme a una minutaglia di sassi senza storia, messi lì solo per riempire lo spazio fra una pietra portante e l’altra, che sembrano dire: “Tocca a noi? E’ il nostro turno? Lasciateci fare, finalmente”.
Giovani le pietre all’interno dei muri a secco, grasse e un po’ corrotte. Baldanzose, piene di speranza. E ignare.
Fuori, nobili le pietre nell’aspetto e fiere di aver sfidato l’acqua e il vento, gli assalti barbari d’ogni natura.
Le singole pietre dei muri di campagna, schierate in battaglioni, resistono ancora, fedeli soldati, alla guerra del tempo e di tutti i suoi alleati.
Inni di pietra al cielo, le pietre dei muri a secco.

MURI A SECCO di Wilma Vedruccio
La casa del sale, Storie di un altro Salento, Edizioni Kurumuny, 2013
musica: Gillicuddy / Porthglaze Cove
riprese e montaggio: Carlo Mazzotta

“Metti in mostra il tuo presepe!”. Partecipa alla sesta edizione della mostra organizzata da “Play your Place” di Maruggio (Ta)

Dopo lo straordinario successo delle prime cinque edizioni, l’A.P.S. “Play your Place. Il luogo in gioco” di Maruggio (Ta), nell’ambito del progetto pluriennnale “Cultura Arte e Fede”, organizza la sesta edizione della “Mostra di Presepi”.

La partecipazione alla mostra è gratuita. L’invito è rivolto sia a singoli individui che a gruppi di persone (famiglie, amici…), ma non ad associazioni. Ogni autore può partecipare con una o più opere presepiali e sarà libero di interpretare a suo modo l’episodio della Natività.

Le iscrizioni sono aperte sino al 17 Dicembre 2017. Il Modulo di Iscrizione si può scaricare dal sito dell’A.P.S.: www.playourplace.it e inviato tramite e-mail all’indirizzo dell’A.P.S: pyplace@gmail.com

I Presepi iscritti alla mostra devono essere consegnati o fatti pervenire non oltre il 21 Dicembre 2017, presso il luogo di esposizione, la Chiesa di S. Maria delle Grazie (ex convento dei Frati Minori Osservanti) sita in Via Vittorio Emanuele a Maruggio (Ta).

L’allestimento della mostra (a cura dell’A.P.S.) sarà realizzato all’interno dei Cappelloni dedicati a S. Francesco d’Assisi, S. Pasquale Baylon. Qui i presepi saranno esposti al pubblico durante il periodo natalizio.

L’inaugurazione della mostra è prevista per il 24 Dicembre 2017, dopo l’accensione de “li fuechi ti Cristu Piccinnu”.

La mostra dei Presepi non è competitiva. Scopo della mostra è rendere disponibili gli spazi necessari a tutti coloro che intendono condividere con la comunità il risultato del proprio lavoro artigianale e/o artistico.

Si prega di prendere visione del Regolamento completo e di scaricare il Modulo di Iscrizione alla mostra sul sito dell’A.P.S.: www.playourplace.it.

L’iniziativa è realizzata in collaborazione con la Parrocchia “SS. Natività di Maria Vergine” di Maruggio (Ta).

Leggi e scarica il Regolamento e il Modulo d’Iscrizione della Mostra dei Presepi 2017

Dello zafferano e del futuro dei nostri figli

E’ bello vedere la voglia di connettersi alla Natura delle persone, che spesso avviene attraverso il piacere di raccogliere ciò che cresce spontaneo, naturalmente, quello che dobbiamo tenere sempre presente è che tutto ciò che si manifesta in natura ha una funzione, se vogliamo che le cose continuino dobbiamo avere la saggezza e l’umiltà di sapere come inserirci nei cicli naturali, in modo che le nostre azioni siano sostenibili per il futuro.
Una chiacchierata fatta online con un Amico, sullo zafferano, permette di mostrare questo principio.
Come sempre, bisogna fare molta attenzione a distinguere le pratiche agricole – che hanno lo scopo di ottenere un determinato prodotto (per dirla metaforicamente, mungere la vacca), con la vita selvatica, il cui scopo è perpetuare se stessa.

Detto questo e per fare un poco di chiarezza iniziale, lo zafferano coltivato (Crocus sativus), così come il suo cugino selvatico (Crocus thomasii), dei cui fiori state discutendo, è una pianta perenne, ossia capace di vivere per tanti tanti anni, sicuramente oltre i 10, accrescendo progressivamente le dimensioni del proprio bulbo ed il numero di fiori che produce ad ogni autunno.
Quindi diverso da cipolle ed aglio, per fare un esempio, i cui bulbi, dopo due anni, se non raccolti, muoiono per dare origine a tanti bulbilli.

Anche per quanto riguarda la coltura, ci sono metodi diversi (cosa che forse avrà dato adito all’equivoco), il metodo italiano, che è il più costoso, prevede il dissotterramento annuale, a fine primavera, degli stessi bulbi che hanno prodotto il fiore, per poi ripiantarli in estate, di solito in un altro terreno (rotazione).
Nel metodo spagnolo ed iraniano, i bulbi si lasciano invece tranquilli in loco per circa 10 anni, dopodiché si raccolgono e si piantano altrove – per questo lo zafferano italiano è più pregiato e costoso, perché gli stimmi (la parte rossa che costituirà poi la spezia) sono più lunghi rispetto alle altre nazionalità.
Indipendentemente da questo, i bulbi “madre” ci sono sempre e producono anche bulbi più piccoli, “figli”, che ci metteranno qualche anno prima di fiorire e poi continueranno a farlo per anni.

Questo per lo zafferano coltivato, ora passiamo a quello di cui discutete, lo zafferano di Thomas.
In natura, nulla si fa senza che sia importante per la sopravvivenza – i fiori che raccogliete vengono prodotti dalla pianta con uno scopo be preciso, che non è solo quello riproduttivo – che avviene anche tramite i bulbilli – ma è quello di assicurare variabilità genetica alla pianta, per dire la stessa ragione per cui gli esseri umani non si dovrebbero riprodurre con consanguinei, ma scegliere partner il più possibile diversi geneticamente.

Perché? Perché così la specie sarà in grado di adattarsi (entro certi limiti) ai cambiamenti ambientali ed ai diversi ambienti che potrebbero ospitarla.
Se noi prendessimo tutti i fiori dello zafferano selvatico, questi popolamenti si estinguerebbero lentamente, sia perché, senza semi, non potrebbero colonizzare da soli nuovi territori divenuti disponibili (es. un terreno non più coltivato da dieci anni), sia perché diverrebbero solo cloni: alla prima malattia morirebbero tutti.
In campo colturale la cosa non importa, anzi, preferiamo che i bulbi siano tutti identici geneticamente, perché così avremo precisamente il tipo di prodotto che desideriamo ottenere.

Per chi voglia approfondire il ciclo colturale dello zafferano consiglio la guida scritta da Luciano Di Francesco, che potete scaricare a quest’indirizzo: https://www.florianabulbose.com/shejbal/LoZafferano-dispensa.PDF
Ciò detto, il discorso da fare è invece molto, molto più generale: nella Bibbia, per fare un esempio, è scritto che coltiverai 6/7 del tuo campo, ma ne lascerai 1/7 selvatico ed 1/7 del tuo raccolto lo lascerai agli animali selvatici – ma cose simili le troviamo in tutti i libri sacri del mondo.
Per il nostro senso logico è banale: se mangiassimo tutte le uova, non ci sarebbero più galline.
I ricci di mare, per fare un esempio, nel Salento si stanno progressivamente estinguendo, perché tutti raccolgono senza porsi il problema di quanto si possa realmente raccogliere: se ci fosse un monitoraggio serio, bisognerebbe vietarne la raccolta per 3-4 anni, prima che le popolazioni si possano riprendere dallo stato attuale.

Quindi, per tutto, dai funghi, agli asparagi, ai ricci di mare, alle lumache, cerchiamo di tenere sempre a mente, come una preghiera, che la nostra terra noi non la ereditiamo dai nostri padri, ma l’abbiamo in prestito dai nostri figli e nipoti, è a loro che la nostra coscienza deve rispondere.
Per cui, di cinque, lasciamo sempre almeno due, ringraziando e pregando perché le cose possano andare bene, ossia al contrario di come stanno per ora andando.

Autore articolo: Valentino Traversa

“Corso di Cucina Tipica” della Pro Loco di Maruggio: Domenica 26 Novembre a “Le Fabriche” prepariamo “li purcidduzzi e li quazuni”

Tornano le originali ed inimitabili lezioni del “Corso di Cucina Tipica” organizzato dalla “Pro Loco Maruggio”.

Con questo percorso, la “Pro Loco Maruggio” intende trasmettere –  attraverso la conoscenza dei prodotti nostrani e delle ricette delle nonne – la passione per il territorio e per una tradizione culinaria che fatica ad essere tramandata, offrendo altresì – sia ai maruggesi che ai visitatori – la possibilità di cimentarsi con la lavorazione dei prodotti e la preparazione dei piatti, immergendosi nella cultura immateriale della nostra comunità.

I partecipanti (muniti di grembiule, mattarello ed ogni altro utensile che verrà prestato in loco), saranno affiancati di volta in volta dalle più brave casalinghe locali, che la “Pro Loco Maruggio” ha fortemente voluto coinvolgere in quanto custodi di saperi, tecniche e utili consigli.

Finora si sono svolte – con evidente successo – tre lezioni: la prima – svoltasi Domenica 26 Marzo scorso presso la Masseria “Le Fabriche” – era incentrata sulla preparazione delle tradizionali “puddiche” pasquali; nel corso della seconda lezione – che si è tenuta il 9 Maggio presso l’Affittacamere “Luvì” – sono stati preparati “li pizzarieddi”; la terza si è tenuta presso il B&B “Le Vele”  lo scorso 8 Giugno, e nell’occasioni sono stati sfornati “li pezzuri”.

Visto l’avvicinarsi delle festività natalizie, la quarta lezione del “Corso di Cucina Tipica” sarà dedicata alla preparazione dei dolci tipici locali: “li purcidduzzi e li quazuni”. La lezione si svolgerà Domenica 26 Novembre a partire dalle ore 9.00 presso la “Masseria Le Fabriche“, ubicata sulla Strada Provinciale Maruggio-Torricella.

La durata della dimostrazione (preparazione e cottura dei prodotti, comprensiva della degustazione finale) è di circa tre ore, e comunque si concluderà entro l’orario di pranzo.

Per ovvie ragioni di spazi e di organizzazione, il corso è limitato a un numero massimo di 10 partecipanti. Qualora dovessero esserci ulteriori richieste, la lezione del “Corso si Cucina Tipica” sarà riproposta nei modi e nei tempi che saranno tempestivamente ed opportunamente comunicati.

Il contributo di partecipazione è di € 5,00.

É possibile ricevere ulteriori informazioni e prenotarsi esclusivamente contattandoci al seguente numero telefonico: 328.2624851 (no SMS).

Il corso è organizzato in collaborazione con l’A.P.S. “Play your Place”che già da tempo sta divulgando una serie di originali quaderni fotografici sfogliabili on-line (e inviati in formato .pdf a richiesta): “Le ricette – illustrate – della tradizione maruggese”, utile strumento per imparare autonomamente a “mettere le mani in pasta”.

Al progetto hanno aderito – in maniera entusiastica – una serie di attività ricettive (la Masseria “Le Fabriche”, il B&B “Luvì” e il B&B “Le Vele”, e altre se ne stanno aggiungendo…), che oltre ad ospitare le lezioni del corso, durante l’anno potranno avvalersi della collaborazione degli organizzatori per proporre il format dell’esperienza anche ai loro ospiti.

Nasce così una rete virtuosa che di fatto mette insieme le persone con le loro idee (prima di tutto), le Associazioni culturali e di promozione territoriale con gli operatori dell’accoglienza turistica (strutture ricettive e della ristorazione), a vantaggio dello sviluppo dell’intera comunità.

Media partner dell’iniziativa è “La Voce di Maruggio”. Patrocinio del Comune di Maruggio.

> Leggi l’articolo “Con il “Corso di Cucina Tipica” della Pro Loco, i sapori e saperi della tradizione gastronomica maruggese alla portata di tutti”

> Leggi l’articolo ““Corso di Cucina Tipica” della Pro Loco di Maruggio: Domenica 26 Marzo a “Le Fabriche” prepariamo “li puddichi””

> Leggi l’articolo ““Corso di Cucina Tipica” della Pro Loco di Maruggio: Martedì 9 Maggio da “Luvì” prepariamo “li pizzarieddi”” 

> Leggi l’articolo ““Corso di Cucina Tipica” della Pro Loco di Maruggio: Giovedì 8 Giugno a “Le Vele” prepariamo “li pezzuri””

Nel rapporto MiBACT, il ruolo di tutela e valorizzazione del paesaggio degli Ecomusei italiani

Nei due giorni di dibattito nell’ambito degli “Stati Generali del Paesaggio” indetti dal MiBACT – che si sono Palazzo Altemps a Roma, dal 25 al 26 Ottobre 2017 – architetti, docenti universitari, dirigenti del MiBACT, giuristi, economisti, esponenti delle istituzioni e del mondo dell’associazionismo sono chiamati a esprimersi sui diversi argomenti delle cinque sessioni tematiche in programma: “Legislazione e diritto al paesaggio”; “Paesaggio: bene comune e risorsa economica”; “Paesaggio, politiche di trasformazione territoriale e qualità progettuale”; “Legalità e inclusione sociale: verso il diritto a paesaggi di qualità”; “Cultura del paesaggio: educazione, formazione e partecipazione”.

Punto di partenza dell’intera discussione è stata la presentazione del “Rapporto sullo stato delle politiche per il paesaggio”, tenuta dal Sottosegretario di Stato al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Ilaria Borletti Buitoni. Un’opera precisa e puntuale che presenta nel dettaglio lo stato dell’arte del settore. I dati Istat e Ispra contenuti nel Rapporto indicano con chiarezza i principali fenomeni e fattori che hanno inciso sulla qualità del paesaggio e sulle sue trasformazioni. Trasformazioni del territorio, come l’urbanizzazione diffusa, il consumo e spreco di suolo, i cambiamenti dei paesaggi rurali. Ma anche trasformazioni nella percezione sociale del paesaggio da parte dei cittadini.

Nel rapporto, ampio spazio al tema della partecipazione dei cittadini e delle associazioni alla lettura e alla costruzione dei paesaggi, con precisi riferimenti al ruolo di tutela e valorizzazione svolto dagli Ecomusei  italiani (da pag. 475).

> Il Rapporto è scaricabile al link: https://box.beniculturali.it/index.php/s/zWcOENcfGq6vX1f#pdfviewer