“Buona Vita Organizzata e Legal-Itria. Racconti in corso..”, a Maruggio (Ta) il 24 Febbraio

L’Associazione Confraternita Misericordia di Maruggio, nell’ambito degli eventi programmati nel progetto “Buona Vita Organizzata” – sostenuto da Fondazione CONILSUD” e LegalItria (il più importante progetto lettura italiano contro la devianza e contro la criminalità) organizzano il giorno 24 febbraio 2022 presso il Cineteatro Impero di Maruggio alle ore 10:00 un incontro sulle iniziative per la legalità e il protagonismo giovanile grazie al coinvolgimento e all’impegno della Rete del Territorio.

Il progetto Buona Vita Organizzata è uno dei 19 sostenuti da Fondazione ConilSUD con il bando Volontariato  2019. I destinatari diretti sono i bambini e i giovani dai 6 ai 29 anni.

Il Soggetto Responsabile del progetto è la Confraternita Misericordia di Maruggio che insieme agli 11 partner della rete di progetto avrà il compito di realizzare le attività previste nei territori di Maruggio, Avetrana e Torricella.

Le sinergie tra i due progetti hanno l’obiettivo di coinvolgere e sensibilizzare la comunità territoriale in percorsi di costruzione di comunità e di partecipazione attiva giovanile con funzioni di prevenzione alla devianza attraverso la valorizzazione e la crescita di reti del volontariato tra organizzazioni del Terzo Settore, Istituzioni Scolastiche e organizzazioni culturali.

L’incontro si terrà con la presenza dei partner di progetto, del Sindaco del Comune di Maruggio, del presidente di Radici Future Leonardo Palmisano, dei Dirigenti Scolastici degli istituti scolastici coinvolti e con il coinvolgimento di due classi degli alunni dell’I.C. “Del Bene” di Maruggio che hanno partecipato all’iniziativa di LegalItria 2021.

La manifestazione è svolta senza alcun scopo di lucro e nel rispetto della normativa vigente.

“Attacco a Maruggio”: il 18 Agosto la V edizione della rievocazione storica

Era il 13 giugno 1637 quando i turchi assalirono la Commenda Magistrale di Maruggio, allora retta dai Cavalieri di Malta, fu Fra’ Giovan Battista Naro, esperto stratega, con l’aiuto del popolo di Maruggio a scacciare gli invasori senza subire gravi perdite. Il momento di storia sarà ricordato proprio a Maruggio con la rievocazione storica intitolata “Attacco a Maruggio” in programma mercoledì 18 agosto, una battaglia e la storia di un amore.

I turchi, narra la leggenda, riuscirono solo a rapire una giovincella che fu portata ad Algeri; molti anni dopo la stessa ritornò a Maruggio dopo essere stata liberata come premio per aver salvato la moglie del suo padrone grazie alle preghiere rivolte alla Madonna, dopo che tutti gli altri tentativi erano risultati vani.

Da cinque anni la comunità di Maruggio rievoca questi due importanti avvenimenti storici in “Attacco a Maruggio”, con la rievocazione di Michele Chiego, direttore artistico ed ideatore che ne cura la sceneggiatura, le musiche e la regia.

L’evento è organizzato dal Comune di Maruggio, A.T. Pro Loco Maruggio si avvale della collaborazione di alcune associazioni locali e di quella fondamentale de “I Cavalieri de li Terre Tarentine”, associazione specializzata in rievocazioni storiche.

“Attacco a Maruggio” quest’anno non avrà inizio con il tradizionale corteo storico per motivi di sicurezza Covid-19. Alle ore 21 il Commendatore Naro si affaccerà da una finestra del suo palazzo per salutare il popolo della sua Commenda; in seguito ci saranno spettacoli in suo onore, tra cui un duello all’arma bianca. Alle ore 21.45 è previsto il clou della rievocazione: i personaggi principali di questa storia prenderanno vita e, tra profezie, rapimenti, assalti e fughe, si giungerà alla battaglia finale nella quale i soldati della Commenda Magistrale riusciranno, anche con l’aiuto del popolo di Maruggio, a scacciare il nemico.

Ci sarà anche il ‘lieto fine’: dopo tanti anni torna a Maruggio la giovane rapita, subito riconosciuta dal fidanzato che l’ha aspettata per tutto questo tempo: i due si abbracceranno, si baceranno e si ameranno per sempre. Al termine della rievocazione, dopo la presentazione dei protagonisti, sono previsti i saluti degli organizzatori e delle autorità.

“Attacco a Maruggio” nasce nel 2016 dalla volontà di Michele Chiego che, ispirandosi all’omonimo libro di Tonino Filomena e Mimmo Marseglia, presentò il progetto ai responsabili della Pro Loco ed al sindaco di Maruggio, Alfredo Longo, i quali aderirono entusiasti. Grazie alla direzione artistica di Michele Chiego, i due episodi descritti nel libro “Attacco a Maruggio” sono stati sceneggiati in modo da renderli più intriganti e appassionanti, per poi essere interpretati da attori locali e varie compagnie d’armi, facendo tornare così Maruggio nel Seicento e facendo rivivere quei terribili momenti della secolare presenza dei Cavalieri di Malta in questa commenda.

Media partner sono “La Voce di Maruggio” e l’APS “Maruggio e Dintorni”.

Ecco il programma di questa nuova edizione, completamente rivista per adeguarci alle disposizioni anticovid in vigore, che vi farà viaggiare tra il XIV e il XVII secolo alla scoperta dei Cavalieri di Malta che governarono il nostro piccolo paese.

PROGRAMMA:
– Sbandieratori e Musici Rione Lama – Oria (BR);
– Spettacolo di Fuoco – Tiziano Casole;
– Investitura a Cavaliere di San Giovanni di Nicola de Pandis, primo commendatore di Maruggio (1319);
– Attacco a Maruggio – Rievocazione dell’attacco dei pirati turchi alla Commenda Magistrale di Maruggio in 4 scene (1637).
Con la partecipazione della compagnia d’armi I Cavalieri de li Terre Tarentine.

Presenta: Alessandra Basile.
Direzione artistica: Michele Chiego, autore delle musiche e delle sceneggiature tratte dall’omonimo libro di Tonino Filomena e Cosimo E. Marseglia.

Inizio degli spettacoli alle ore 21:00  in Piazza del Popolo a Maruggio (TA). Dalle ore 19 è possibile l’accesso ai posti a sedere esclusivamente tramite esibizione di green pass, certificato di avvenuta guarigione o tampone entro le 48h precedenti.

I posti a sedere non sono prenotabili e/o cedibili una volta occupati.

Ingresso gratuito.

Per informazioni: WhatsApp 3735212127

Presentato a Maruggio (Ta) il progetto “Buona Vita Organizzata”: inclusione sociale e cittadinanza attiva

“Buona Vita Organizzata” è il nome del progetto, sostenuto dalla Fondazione CON IL SUD, presentato nella sala consiliare “Vanni Longo” del Comune di Maruggio.

Si tratta di una iniziativa che interviene in ben tre comuni della provincia di Taranto (Avetrana, Maruggio e Torricella) e ha come obiettivo quello di contrastare il fenomeno della devianza minorile realizzando un modello di ascolto e partecipazione dei giovani e favorendo, allo stesso tempo, l’autoimprenditorialità.

Alla conferenza stampa di presentazione, tenutasi in forma ristretta e nel rispetto delle norme anti-Covid, hanno preso parte il governatore della Misericordia di MaruggioFrancesco Destratis, il responsabile del progetto nonché giudice onorario del Tribunale dei Minorenni di Taranto, Gianpaolo Pisconti e il sindaco di MaruggioAlfredo Longo.

Un vero e proprio piano di inclusione sociale e cittadinanza attiva che vede come protagonista principale la Confraternita Misericordia di Maruggio e ben 11 partner tra scuole e associazioni. Nello specifico il progetto coinvolgerà le seguenti realtà: A.T. Pro Loco Manduria, Asd-Aps Maruggio Social Sport, Associazione di Promozione Sociale “Play Your Place” Ets, Associazione di Volontariato P.A. Avetrana Soccorso, Fondazione Vanni Longo Onlus, Istituto Comprensivo Statale “Del Bene”, Istituto Comprensivo Statale “Mario Morleo”, Istituto d’Istruzione Secondaria Superiore Mediterraneo, Mediterraneo Società Cooperativa Sociale Onlus, Radici Future Produzioni Soc. Coop..

Siamo davvero soddisfatti dell’avvio di questa iniziativa – ha commentato il responsabile del progetto, Gianpaolo Pisconti. “La nostra idea si fonda su un percorso bidirezionale di costruzione di comunità e di prevenzione ai fenomeni di devianza che potrebbero nascere dai contesti di isolamento giovanile. Infatti, saranno avviate numerose attività di aggregazione in diversi ambiti: cultura, sport, teatro, percorsi educativi e formativi e momenti ludici per i più piccoli. Metteremo in campo delle azioni traversali di prevenzione e promozione di corretti stili di vita con azioni mirate al sostegno di processi identitari e di cittadinanza attiva. Un grazie alla Fondazione CON IL SUD per il sostegno e, ovviamente, un ringraziamento anche a tutti i partner coinvolti”.

L’obiettivo principale è quello di sviluppare le risorse di solidarietà delle comunità interessate attraverso l’attivazione di borse lavoro e il coinvolgimento di 40 volontari che daranno vita ad una organizzazione giovanile per la creazione di eventi culturali, sportivi, gastronomici e festival a tema. Le attività e i laboratori previsti saranno itineranti grazie alla “Unità Mobile di Cittadinanza Attiva”, ossia a un’ambulanza destinata esclusivamente al progetto.

Per conoscere meglio i contenuti del progetto, visita il sito di Fondazione con il Sud

Visita la pagina facebook dedicata al progetto “Buona Vita Organizzata”

Fonte: Esperienze con il Sud

Parte il percorso partecipato per la costituzione dell’Ecomuseo di Francavilla Fontana (Br)

Il prossimo 12 Febbraio si avvierà ufficialmente il percorso che condurrà alla costituzione dell’Ecomuseo della Città di Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi.

A differenza dei tradizionali musei, che spesso si presentano come luoghi chiusi che custodiscono testimonianze del passato, l’ecomuseo si configura come uno spazio attivo e diffuso nella città che ha lo scopo di promuovere l’identità collettiva e il patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico della comunità.
Grazie alla partecipazione della cittadinanza, dei soggetti pubblici e privati è possibile avviare un processo di riscoperta e valorizzazione della cultura materiale e immateriale, focalizzando in particolare l’attenzione nel rapporto tra ambiente naturale e antropizzato.

Il processo partecipativo avrà la sua naturale collocazione nel laboratorio ecomuseale, ribattezzato dai promotori dell’iniziativa “Aiò!”, e si porrà come primo obiettivo la definizione di una mappa di comunità che metterà in evidenza le percezioni dei cittadini in materia di patrimonio, paesaggio e conoscenze.

“Avviamo un percorso inedito per la nostra Città – dichiara l’Assessore alle Attività Produttive Domenico Magliola – la definizione della mappa di comunità, primo atto verso l’ecomuseo, rappresenta un passo decisivo per comprendere le dinamiche consolidate, percepite e in fase di gestazione presenti nella nostra società cittadina. Non si tratta semplicemente di salvaguardare il patrimonio esistente, ma di orientare lo sviluppo futuro in un’ottica di sostenibilità ambientale, economica e sociale.”

Le attività del laboratorio ecomuseale saranno possibili grazie al finanziamento regionale di 20 mila euro ottenuto dal bando “Puglia Partecipa” alla fine del 2019.

Il primo appuntamento per la presentazione del laboratorio ecomuseale è per Venerdì 12 febbraio alle ore 17.30 in diretta streaming dalla pagina facebook del progetto “Aiò!”.

Interverranno il Sindaco Antonello Denuzzo, l’Assessore alle Attività Produttive Domenico Magliola, l’Arch. Gabriella Verardi, Direttore tecnico di Interplan Architettura e Design, e Gabriele Fanelli di Studio Lampo.

Aiò – Il laboratorio ecomuseale di Francavilla Fontana” è un progetto a cura dell’Amministrazione Comunale di Francavilla Fontana nell’ambito del bando regionale “Puglia Partecipa”. È supportato da CNA Brindisi, DUC di Francavilla Fontana, GAL Terra dei Messapi, Pro Loco Francavilla Fontana, Fare Verde Puglia – Francavilla Fontana, Consorzio Imprese Riunite di Francavilla Fontana, Associazione Armonie, UPuglia srls, A.P.S Play your Place.

La vita possibile. Storie di lealtà. Lorenzo Scaraggi intervistato da Carla Saracino

Viaggiare è sempre un andare incontro a qualcuno o a qualcosa. Anche il mezzo con cui si decide di farlo è importante. Perché utilizzare un vecchio camper dell’82 di nome Vostok?

Perché sono un uomo nostalgico! Sai perché l’ho chiamato così? Vostok era il nome della navicella spaziale usata da Jurij Gagarin. In un mondo in cui tutti vanno con mezzi ultraveloci, viaggiare su un veicolo come quello è un modo per riappropriarsi del senso del tempo e dello spazio. Il rapporto con il Vostok è materico: sperare che non mi abbandoni da un momento all’altro, avere la puzza costante di olio sulle mani, tutto ciò riconduce a una dimensione lenta del viaggio. Lenta relativamente alla velocità con cui accadono oggi le cose. È pure metafora del mio approccio graduale ma anche deciso alle storie.

Saper raccontare storie è in fondo una disposizione all’ascolto. Come nasce il dialogo con le persone che incontri? Con quali forme di intesa e fiducia reciproche avviene la costruzione del confronto?

Se si guarda alle cose dal punto di vista dell’intervistatore “a tutti i costi”, non è facile conquistare la fiducia delle persone. Mi spiego: nessuno è tenuto a raccontarti di sé, ma c’è una linea sottile superata la quale si può parlare a se stessi. Quello è il delicato confine tra il saper essere empatici o meno. Quando ho girato Madre Nostra, ho incontrato Alfonso, una delle persone in apparenza più difficili. Per i primi tre giorni io e i miei due operatori non abbiamo messo mano alle telecamere. La cosa più importante per me era far capire ad Alfonso che avrei parlato con lui solo se lui avesse avuto voglia di farlo. Non avevo la fretta o la foga di portarmi per forza l’intervista a casa. Durante i primi tre giorni abbiamo chiacchierato a telecamere spente. Sentivo che le sue risposte sarebbero giunte col tempo e con la confidenza necessari. Lentamente siamo riusciti ad entrare in una dimensione di naturale familiarità, così che usare la telecamera a quel punto è stato spontaneo. Questa progressione che cattura gradatamente la fiducia è il segreto che mi ha accompagnato anche durante le esperienze in zone di guerra. In passato sono stato in Iraq, nella striscia di Gaza, ho fatto dei reportage nei campi profughi della ex Jugoslavia… in quelle occasioni non potevo pensare di entrare nella dimensione intima delle persone con fare invasivo o superficialità. Eppure c’era un momento preciso nel quale sentivo di poter scattare una foto perché tra me e gli altri si creava un vero momento di intesa.
La cosa più importante è sempre quella: far capire che sei lì per ascoltare ed entrare in un dialogo sincero con gli altri. Del resto questo è anche l’approccio del viaggiatore, non aspettarsi mai niente ed essere rispettosi degli incontri… Perché dovremmo salvaguardare i boschi e non la delicatezza degli esseri umani? Entrare con discrezione nella sfera interiore delle persone è importante tanto quanto non danneggiare la natura.

A questo proposito, come fai durante i tuoi innumerevoli viaggi a rompere quella naturale diffidenza che forse insorge nell’incontro con l’altro?

Scherzando, dico sempre che mi affido al Dio del viaggio. Non sono credente nel senso comune del termine, ma mi colpisce molto un passo del Vangelo: “Siate puri come le colombe e prudenti come i serpenti”. In effetti, mentre viaggi, non devi mai avere paura di essere te stesso, eppure devi restare vigile, usare quattro occhi, due davanti e due dietro. Devi sempre prevenire e pensare a tutte le eventualità, le vie di fuga, le possibili soluzioni a qualche problema, ma il fatto di dover restare guardinghi non esclude il poter essere puri e aperti di fronte alla scoperta. Quando mi chiedono se ho paura ribatto sempre provocatoriamente con una domanda: perché gli altri non dovrebbero avere paura di me?

Madre Nostra è il titolo del tuo meraviglioso documentario, prodotto da Fondazione con il Sud e Apulia Film Commission. Racconti di una Puglia lontana dalle narrazioni social e turistiche. La tua è una Puglia ferita dall’illegalità che prova a rinascere attraverso l’agricoltura sociale. Fai visita a cooperative, comunità di recupero della regione dove il lavoro nei campi è un “mezzo magico” che serve a rinsaldare rapporti di comunità e di civiltà. Dal trullo sociale di San Michele Salentino, centro educativo e di aggregazione, alla Fattoria dei Primi di Valenzano che gestisce 26 ettari di terra confiscata alla mafia, passando per gli orti in gestione e i laboratori di legalità: in fondo, si tratta di un’agricoltura profondamente simbolica…

Sì, però non è prettamente simbolica. Nel bando che avevo vinto si chiedeva di parlare del terzo settore, quello del volontariato, che sta diventando realmente impresa con ricadute benefiche in ambito sociale. Il terzo settore si sta evolvendo perché stanno mutando le leggi. A livello governativo si sta puntando alla sua progressione e al suo miglioramento, di conseguenza le iniziative che nascono danno concretamente da mangiare a chi vi partecipa e alle loro famiglie.
L’agricoltura o le attività che vengono praticate dalle cooperative creano concrete occasioni di lavoro e sono vettori di opportunità per chi vuole dare una svolta alla propria vita. Spesso hanno a che fare con programmi a cui alcune persone ricorrono per non dover stare in carcere. Certo, non tutti vogliono realmente essere redenti o affrancarsi da un passato difficile, ma la parte migliore riesce ad incamminarsi su una strada di rinnovata consapevolezza e ritrovata identità.
Poi, l’agricoltura ha sempre fatto parte del nostro modo di pensare. Il resoconto della storia dell’umanità si fa sul lungo termine. Dopo la seconda guerra mondiale, abbiamo creduto illusoriamente di poterci allontanare dalla terra, diventare pezzi di un ingranaggio della fabbrica, ma in Puglia, ad esempio, nasciamo contadini, lo siamo sempre stati profondamente per cultura e tradizione. In fondo non ci siamo mai allontanati dal rapporto con il territorio e attualmente c’è anche un modo diverso di lavorare nei campi: ci sono contadini che hanno un’intelligenza straordinaria mirata alla valorizzazione non solo dei semi che piantano ma pure delle persone che coinvolgono.

Mi hanno colpito nel documentario la saggezza naturale di Angelo Santoro e la battuta schietta di Giuseppe Mennuni che dice: “Se la vita vuoi cambiarla, la cambi”. In tempi di sfrenati individualismi e sproloqui, ti chiedo il conforto di una condivisione o di una speranza. La chiave di rinnovamento sta forse in due parole: semplicità e comunità?

Raramente ho visto Angelo Santoro arrabbiato, lui sorride sempre. Anche quando è preoccupato, non manca di farti qualche battuta. Combatte tra l’essere contadino, imprenditore e gestore di una cooperativa, eppure è sempre felice. Giuseppe, che ha avuto un passato molto complicato e gravoso, mantiene una straordinaria gratitudine rispetto alla vita. Si commuove perfino nell’intervista. Oggi è felice mentre lavora nei campi o passa del tempo col suo bambino.
Questo per dire che io guarderei la cosa da un punto di vista rovesciato. Posto che queste persone vivono la vita come tutti e con le difficoltà comuni a tutti, non potrebbe essere che sbagliamo noi a focalizzarci su valori errati? Forse a volte basterebbe mettersi nei panni degli altri: noi che cerchiamo rivelazioni nella semplicità altrui, dovremmo probabilmente pensare che il vero benessere sta nel non sovraccaricarsi di cose inutili.

Forse un certo desiderio di semplicità o nostalgia per l’anteriore sono reazioni naturali all’iper-informazione a cui siamo perennemente sottoposti e che satura il nostro quotidiano…

E allora viene da chiedersi se gli stimoli che riceviamo siano proprio necessari. Se non fosse per lavoro, io stesso mi priverei volentieri dei contatti mediatici, ma è pur vera una cosa: il nostro libero arbitrio ci offre la possibilità di scindere, selezionare e scegliere tra le varie sollecitazioni…

L’agricoltura insegna i tempi della cura e della pazienza. Coltivare la terra equivale a coltivare se stessi imparando a vivere con gli altri, nel rispetto dei ritmi di ognuno e delle diversità. Madre Nostra è la storia di un incontro con chi “fa” la Puglia e, aggiungerei, il Meridione. Visto in questa ottica, il tuo lavoro esula dai soli confini regionali?

Sicuramente quelle di Madre Nostra sono storie che potrebbero accadere dappertutto. Eppure è importante ribadire la loro specifica connotazione geografica visto che la mafia è ovunque ma anche in luoghi specifici. Mentre preparavo il documentario, parlavo agli amici dei temi che stavo affrontando, agricoltura sociale e terre confiscate alla mafia. A quel punto erano tutti certi che stessi girando in Sicilia, perché nell’immaginario collettivo la mafia esiste solo in quella regione ed è legata ai soliti stereotipi. E invece nell’operazione Diomede, quella che portò al sequestro dei terreni gestiti da Angelo Santoro, furono arrestate novanta persone, perché la capacità di penetrazione della mafia nel tessuto sociale è potente e invisibile. La mafia gestisce molte delle situazioni che ci circondano. Leggevo di organizzazioni mafiose che in questo momento pandemico stanno investendo cinquecento milioni di euro per acquistare tutto l’acquistabile. Purtroppo sono tra di noi, formano un antistato invisibile che riesce ad infiltrarsi ovunque, persino nei luoghi della quotidianità. Questo per dire che possono essere dappertutto ma anche dietro casa nostra. Nessuno di noi deve avere più la possibilità di autoscagionarsi e dire che non ne sa nulla. Grazie all’informazione (e in questo senso i mezzi di comunicazione ricoprono un ruolo utile), tutti possono capire e approfondire criticamente le situazioni.

Nella tua vita di giornalista, regista e soprattutto viaggiatore, quanto contano gli sforzi per arrivare alla meta? Esiste una “fatica della scoperta”?

Certo, esiste. Io ho voluto fortemente trasformare il Vostok nella mia sede di lavoro, ma questo proposito mi è costato tantissimo. C’era chi, pensando al mio peregrinare per lavoro, mi invidiava ipotizzando spostamenti e narrazioni privi di sacrificio e sforzi, “Ah e chi non vorrebbe ascoltare storie in giro per il mondo?”…dicevano. “Fallo tu”, rispondevo allora io. Ho a che fare con grandi sacrifici che impegnano energie di vario tipo e tolgono tempo al resto, soprattutto agli affetti. Ho certamente costruito il mio lavoro in modo da adattarlo ai desideri e alle passioni, ma questo ha comportato rinunce e grandi fatiche. Da tempo inseguo ritmi di lavoro incessanti e non ho un giorno libero, perché devo rispettare le commissioni e le aspettative degli altri.

Quali sono stati, infine, i viaggi che ti hanno lasciato il segno e da cui hai ereditato nuova linfa per continuare ad andare?

Dal giro d’Europa in solitaria nel 2016 al progetto Lungomare Italia nel 2018 fino a quello di quest’anno, Puglia fuori rotta, un viaggio di 3000 km alla scoperta delle meraviglie più nascoste della mia regione, tutte esperienze meravigliose e lavori di storytelling che sono stati promossi e finanziati strada facendo da preziosi sostegni e aiuti grazie ai quali ho avuto la possibilità di diffondere la bellezza del patrimonio culturale, etnico e storico delle terre visitate.

Autore: Carla Saracino
Articolo pubblicato su: Monolith Volume